NAZ NOMAD AND THE NIGHTMARES – Give Daddy the Knife, Cindy (Dionysus)

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Nel cuore degli anni Ottanta, non furono poche le bands di estrazione punk/wave ad essere contagiate dal fenomeno neo-60’s tanto da inserire in scaletta la propria “refurtiva” beat o addirittura creare degli alter-ego con cui sfogare il diletto del recupero di pepite. I casi più clamorosi furono i Purple Helmets (ovvero gli Stranglers) e Naz Nomad (cioè Dave Vanian e i Damned). Rispetto a bands che erano totalmente “dentro” l’estetica e il suono di quegli anni, il disco dei Nightmares suona come una pallida (be’, visti i soggetti….ahahah) ripresa di minor-hits che non regge il confronto con gli originali dei vari Seeds, Litter, Them, Electric Prunes, Kim Fowley e compagnia. Il timbro monocorde di Dave Vanian del resto pare del tutto inappropriato a rendere l’urgenza e il vigore di quelle tracce.
Prendetelo per quello che era: puro divertissement.

Franco “Lys” Dimauro

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YOUNG JAMES LONG – You Ain‘t Know the Man (Southern)

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Sono sempre dell’idea che un grande pezzo lo riconosci dai suoi primi dieci secondi. Se il pezzo comincia a “prenderti” solo dopo quella fatidica durata, con molta probabilità non sarà una di quelle canzoni che porterai con te per i tuoi viaggi (non necessariamente per partire alla volta dell’isola deserta, che tanto non esistono più, ma anche per andare a prendere la pupa, per dire, NdLYS).

Ecco, i 5 pezzi di You Ain‘t Know the Man hanno il dono di avere l’attacco giusto. E di non andare neanche molto oltre quello: siamo nei 7 minuti e 32 secondi totali. Se non è dono della sintesi questo…..Taylor Young, Kirkland James e P.W. Long hanno deciso di riportare il blues alla sua dimensione animalesca, e per una volta tanto, dopo centinaia di dischi di blues/punk scheletrico, eccoci di fronte ad una forza d’impatto devastante. Il suono è debordante, gonfio come una molotov a un secondo dallo scoppio, chitarre-basso-voce che prendono possesso dei canali stereofonici, saturandone le frequenze. You Ain‘t Know the Man è un disco che può piacere a tanti. Da chi ha scoperto il blues solo dopo averlo visto strapazzare dai White Stripes, a chi amava gli scempi di JSBX, Railroad Jerk, Surgery, fino a chi ha sempre capito che la chitarra di Angus Young era la stessa di Muddy Waters, soltanto iperamplificata.

Formidabili.

 

                           Franco “Lys” Dimauro

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