OUT OF TIME – Stories We Can Tell and More (Area Pirata)  

Uscito la bellezza di trent’anni fa, Stories We Can Tell rappresentò in assoluto il primo tentativo concreto per una formazione taliana di abbracciare le intuizioni restauratrici del Paisley Underground portate avanti da formazioni americane come R.E.M. e Long Ryders. Cinque ragazzi della provincia piemontese che, come quelli, sognano di poter scrivere canzoni che profumano di Byrds, Flying Burrito Bros., Love. Nelle mille difficoltà di una stagione che vive ancora sotto il lungo cono d’ombra del post-punk, gli Out of Time si “rifugiano” sotto l’ala di colui che, più di ogni altro, sembra il più credibile profeta delle nuove musiche di ispirazione sixties.

È infatti all’indirizzo di Claudio Sorge che viene recapitata la prima demotape della formazione di Bra. E’ il momento giusto, perché Claudio sta mettendo in piedi quello che sarà il primo documento storico della sommersa ma effervescente scena neo-garage e neo-psichedelica italiana. Per Eighties Colours gli Out of Time scrivono e registrano Have You Seen the Light Tonight scopiazzando un po’ il ritornello alla Rockville dei R.E.M.

L’eco della compilation della Electric Eye suscita l’interesse della Mail Records di Cairo Montenotte che si converte temporaneamente da negozio di dischi in etichetta discografica per produrre l’album di debutto degli Out of Time che, in pochi mesi, dimostrano di essere diventati autori sopraffini piazzando subito in apertura una incalzante e iridescente cavalcata jingle-jangle degna di Tom Petty come Take My Time, uno dei brani più belli non solo del disco ma di tutta la stagione neo-psichedelica italiana. Più avanti, lungo la scaletta del disco, scintillano la pacata One More Chance impreziosita dalla pedal steel di Ricky Mantoan (l’amico fraterno di Skip Battin che dieci anni sarebbe entrato nella line-up dei Byrds per il loro primo tour europeo, NdLYS), la I Can Ride che pare tirata fuori dal cilindro magico dei Long Ryders, la When I Will Be Gone Away (primo pezzo in assoluto scritto dal gruppo) giocata su una bellissima sovrapposizione tra le Rickenbacker di Giancarlo Trabucco ed Emilio Bavagnoli che, abbinate all’incalzante incedere del basso di Giuseppe Napoli, evocano subito l’immaginario sonoro scandagliato dei R.E.M. così come da alcune contemporanee formazioni britanniche che guardano a Roger McGuinn come a un Dio (Commotions, Felt, Smiths, Weather Prophets) e la brevissima It‘s Only a Song For You che apre ancora una volta lo scandaglio dentro il mare di Younger Than Yesterday. A supporto del disco, la formazione inanella una serie di date di spalla a nomi altisonanti come That Petrol Emotion, Doctor & The Medics, Go-Betweens, Dream Syndicate e Long Ryders ritagliandosi lo spazio per chiudersi in studio per abbozzare le tracce del nuovo album ma l’improvvisa defezione di Giuseppe Napoli impone una pausa che si traduce quasi immediatamente nello scioglimento del gruppo. Di quelle sessions, solo una incredibile cover di A House Is Not a Motel dei Love verrà pubblicata, in allegato alla prestigiosa fanzine Lost Trails. Un po’ a sorpresa, nel 1990, un loro inedito (qui incluso assieme a tutto quanto prodotto dalla band di Bra) viene inserito in uno dei volumi della Armando Curcio Editore curati da Renzo Arbore e dedicati alla musica italiana.

Solo pochi mesi dopo, i R.E.M. danno alle stampe il loro disco di maggior successo. Intitolato, per ironia della sorte, Out of Time.

Oggi Area Pirata ci da la possibilità di riascoltare quel piccolo prodigio della provincia italiana e l’occasione per bacchettare Giovanni, Emilio, Giancarlo e Giuseppe per non averci creduto fino in fondo, a quel sogno.    

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro  

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