MORRISSEY – Years of Refusal (Decca)  

Per lo scatto di copertina del disco che inaugura (e chiude…NdLYS) il nuovo contratto con la Decca, Morrissey sfoggia una delle sue pose più virili.

Orgogliosa e mascolina, come lascia intendere il barattolo, è gran parte del contenuto del disco che, dopo la parziale delusione delle aspettative per le orchestrazioni Morriconiane e la produzione “rinomata” di Tony Visconti che il precedente Ringleader of the Tormentors aveva fomentato ma non soddisfatte, rimette nuovo vigore nella ormai consolidata carriera del paroliere di Manchester che, dal canto suo, affidato come di consueto ad altri l’onere delle musiche, ci mette dentro tutti i deliri che gli sono abituali, porgendo le sue richieste d’amore nella forma Leopardiana ed estrema che conosciamo (sfiorando il patetico nell’“Ho deciso che getterò le braccia al collo tutt’intorno Parigi, perché solo pietra e acciaio accettano il mio amore” declamato in I‘m Throwing My Arms Around Paris) ma caricandole spesso su una cartucciera di suoni a tratti così vigorosi da risultare quasi altere e superbe. È il caso della riottosa All You Need Is Me recuperata dal Greatest Hits dell’anno precedente e che Jesse Tobias ha scritto con foga quasi garage ma anche della fiesta mariachi di When Last I Spoke to Carol, della One Day Goodbye Will Be Farewell che Boz Boorer sembra aver scritto ripensando ai tempi gloriosi del rockabilly dei suoi Polecats o della inaugurale Something Is Squeezing My Skull dove Moz può sfoggiare l’istrionismo che i suoi cinquanta anni gli hanno portato in dono e che è uno degli ultimi brani a portare la firma di Alain Whyte (il quale si affermerà da subito come autore di successo per “insospettabili” come Madonna, Kelis, Rihanna, Black Eyed Peas e will.i.am.) che è stato volutamente eclissato dopo il tour per You Are the Quarry prima di essere cacciato in malo modo davanti ai Conway Recording Studios, proprio come era già successo per Andy Rourke più di venti anni prima.

Gli anni del rifiuto, appunto.

E dell’arroganza.                                                                       

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro 

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