SIMON & GARFUNKEL – Bookends (CBS)  

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La visibilità che la celluloide dà alla musica di Paul Simon proietta il duo americano nell’Olimpo dello star system. Alimentato dalla febbre de Il laureato e dall’assalto discreto ma deciso al carrozzone di Monterey, Bookends è un successo annunciato e confermato. Il disco ribadisce l’adesione al modello folk ma ne rielabora la forma con una scelta di arrangiamenti, vocali e strumentali, molto più elaborati. È, per la prima volta, un disco di “ricerca” anche se preferisce tenersi fuori da ogni sommossa, come nella tradizione del duo, tutto sommato tra i più conformisti tra i “rivoluzionari” degli anni Sessanta. Paul Simon è un esistenzialista che predilige guardare dentro lo specchio piuttosto che fuori dalla finestra. I maglioni a dolce vita agli striscioni.

Eppure…

Eppure una sorta di strisciante e amara disillusione sembra affiorare tra le pieghe di un disco che si svincola in maniera decisa dalle influenze dei primissimi anni (gli Everly Brothers su tutti) e che sembra una presa di coscienza sull’inevitabile scorrere del tempo. Un disinganno che sembra avvolgere anche quella che dovrebbe essere (e lo è) una bella canzone da “mondo dietro i finestrini” come America. Come se quel mondo lì fuori non avesse più un posto accogliente per accoglierci. Come se si cercasse altrove quello che non riusciamo a trovare dentro.

Sono vuoto e ho paura. E sto contando le auto sulla New Jersey Turnpike” confessa il protagonista della canzone. Viaggiare scorrendo le crune di un rosario.

Partiti per cercare un’America. Sperando di ritrovare se stessi.

Il ritorno a casa è a fianco di Mrs. Robinson, che qui svela quello che su The Graduate lasciava solo intravedere. Ed è davvero di una bellezza incantevole.

Tanto da schizzare in vetta alle classifiche e di trascinarsi dietro un disco che di commercialmente appetibile ha in realtà quasi nulla.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

Simon-Garfunkel-Bookends

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