WIRE – Pink Flag (Harvest)  

Fare rumore. Farne tanto.

E dargli ordine e disciplina, pur lasciandolo libero di far male.

Issare una bandiera, un vessillo di appartenenza giocando coi simboli ma con una austerità che non lascia spazio al sorriso.

I Wire esordiscono così.

Su Harvest, l’etichetta dei tanto contestati (dai punk) Pink Floyd.

Alzando al vento una bandiera Rosa che si agita sotto il forte vento del punk.

I Wire arrivano per smontarne la struttura riassemblandola secondo un’etica provocatoria da catena di montaggio. E’ una mutazione post-industriale di quella carica eversiva ed irriverente non molto dissimile da quella operata dai Joy Division. È l’esfoliazione della livida carne punk e la batterizzazione esogena delle sue scorie e delle sue cavità. La truce disciplina che si prende carico di mettere in fila il gregge lasciato allo stato brado dai maleducati pastori del punk.   

Non frequenta le strade, la musica dei Wire. Sceglie di disertarle e osservarle dal fortino di mattoni rossi che si nasconde sotto l’ombra irrequieta di quel brandello di stoffa rosa.

Si barrica, protetto dal suo filo spinato.

E spara fuoco nemico. Come un cecchino beffardo.

Ventuno proiettili.

Ogni colpo, un bersaglio caduto.

L’amore stramazza per ultimo.

Appena dopo la speranza.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro  

     

      

pinkflag

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