HAMMERLOCK – Anthems for Outlaws (Man’s Ruin)

Tornasse il Proibizionismo, per gli Hammerlock sarebbero cazzi.
Dissipatori e puttanari, li ritroveremmo schiacciati da qualche fottuto tavolo verde basculante, in mezzo ai cocci di bottiglie alle quali sembrano aver votato l’esistenza.
Anthem for Outlaws raccoglie tutti i “difetti” di cui il gruppo di Travis Kenney è fortemente, è il caso di dirlo, “imbevuto”. Rock ‘n’ roll fiero e secco, elementare e sudicio abbastanza per essere punk, veloce e triviale per leccare il culo a Lemmy che di dischi così potrebbe comunque inciderne uno a settimana.
Sono venti i proiettili in canna stavolta, quasi tutti a bersaglio anche se forse, alla lunga, si rischis di distrarsi più con le nuvole di passaggio che con i piattelli centrati.
Sia chiaro, il treno degli Hammerlock è capace di spezzare le gambe anche ai buoi ma il debito fortissimo dovuto ai Motörhead non è ancora stato saldato.
Meglio, molto, quando il taglio diventa quello da siparietto alcolico (When Our Laws Are Outlaws, ad esempio, o Battle of New Orleans, NdLYS) o il boogie ‘n roll diventa irrefrenabile facendo somigliare gli Hammer a dei Reverend Horton Heat incarogniti per il rincaro del prezzo del Jack Daniel’s.
Nessuna cazzo di novità, ma perchè il rock ‘n roll dovrebbe sforzarsi di trovarvene qualcuna?

Franco “Lys” Dimauro

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