TV GHOST – Mass Dream (In the Red)

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Un tuffo dentro l’acqua scura e torbida del post-punk in bianco e nero dei primi anni Ottanta. I TV Ghost tradiscono la fede nel garage rock sgraziato che ha messo dimora in casa In the Red per saturarci naso e orecchie con un gothic rock metallico. Mass Dream è una sinistra casa di specchi deformanti che rimandano le immagini deturpate di Killing Joke, Christian Death, Birthday Party, Pere Ubu, Fields of the Nephilim e Gang of Four. Tim Gick, Brahne Hoeft e Shawn Backering (con l’aiuto di Greg Ashley in un paio di tracce) mettono su questa sinfonia angosciosa, tribale e drammatica come si trattasse di un musical doloroso da rappresentare sul palco del Batcave.

La bellezza e il romanticismo vengono lapidate in un assalto epilettico e feroce mentre martelli arrugginiti picchiano sulla lamiera per costruirle la maschera che nasconderà il suo viso per sempre. Se avete paura, dite a papà di sistemare l’antenna.

 

Franco “Lys” Dimauro

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SMALL FACES – Small Faces (Get Back)

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Quattordici brani, quattordici siparietti, quattordici scatti su un’Inghilterra d’altri tempi.

Così si presentava nel Giugno del 1967 l’omonimo album degli Small Faces su Immediate appena qualche settimana dopo l’uscita di From the Beginning, l’album approntato dalla Decca (e, pare, boicottato dagli stessi Faces, NdLYS) per sfruttare il fenomeno che gli era scappato di mano e che aveva fiondato nelle charts una serie di successi da paura come Watcha Gonna Do About It (nonostante certe allusioni del testo che avrebbero subito potuto affossare la scalata del quartetto), Sha La La La LeeAll or Nothing (coi Beatles che una volta tanto restavano a guardare, qualche posto più in basso), My Mind’s Eye.

Canzoni bagnate di umori soul senza perdere l’immediatezza tipica del beat di quegli anni. Eleganti, gli Small Faces.

Forte di questo passaporto, il duo Marriott/Lane si apprestava dunque a mettere mano al suo primo album concepito come tale, con risultati eccellenti. Lasciando stretto il nodo bianco/nero che gli Small Faces scioglieranno solo con la fine della propria storia, il suono si “sfoca”, preparandosi per la svolta psichedelica che le sperimentazioni di Itchycoo Park inaugureranno alla fine dello stesso anno e cominciando quello sfruttamento delle risorse dello studio di registrazione che porterà a quel capolavoro di Ogdens’ Nut Gone Flake.

Pezzi come Green Circles, Up on the Wooden Hills, Eddie’s Dreaming o la bellissima versione di All or Nothing che è stata aggiunta dalla Get Back tra le bonus track lavorano già in quella direzione, ribadendo l’assoluto valore di una delle più grandi formazioni inglesi di tutti i tempi. Scontato dire che se siete dei fanatici di Paul Weller o degli Ocean Colour Scene questo disco dovreste già conoscerlo a memoria. Così non fosse, vi basterà un ascolto solo per farvelo amare come si deve.

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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