ERIC MINGUS – Um…er…uh… (Some)

0

Potremmo definirlo “talking blues” e non saremmo molto distanti dall’aroma di cui è impregnato questo debutto firmato Eric Mingus. Disco nerissimo per contenuti e riferimenti (il Kravitz spettrale che emerge da Shake Up the World, il Ben Harper minimale nascosto fra le pieghe di Time, il Michael Franti nudo di Lay-Z, i richiami a figure come Gil Scott-Heron o Linton Kwesi Johnson) col quale Eric riesce ad affrancarsi di pesanti fardelli ereditari (certo sarebbe stato difficile per Eric confrontarsi col fantasma del padre Charles sullo stesso terreno di gioco…) e a metter giù un lavoro peso e calibrato che ha nell’essenzialità la sua carta vincente. Come nella bella Sparks…You Said Sparks… : parole che scivolano su un semplice giro di contrabbasso e appena appena colorate da un gingillo elettronico che si divide stereofonicamente lo spettro sonoro. Un monito a dire tutto con l’asciuttezza che manca ai nostri giorni pieni di dischi iperprodotti e tronfi. Geniale.

 

Franco “Lys” Dimauro

eric-mingus-um-er-uh.jpg

DMZ/LYRES – Radio Demos/Live at The Cantone‘s 1982 (Munster)

0

Back to Mono(Man).

Nell’inferno bostoniano dei ‘70 Jeff Conolly suona punk con in testa Stooges, Pretty Things, Sonics, Kinks, Chocolate Watch Band, Troggs.

La sua band si chiama DMZ.

Non come DeliMitarized Zone ma come Down My Zipper: Tirami giù la cerniera.

Alla batteria per un po’ c’è pure David Robinson, naufrago dall’affondamento dei Modern Lovers. Sono loro il vero tassello che unisce la scena punk al garage rock dei sixties. Loro sono il “missing link”, in grado di mettere in scaletta Are You Gonna Be There? di fianco a Search & DestroyTeenage Head accanto a Glad All Over.

Come in queste crude registrazioni radio del ’76.

Ma l’anello si rompe presto, spezzato dalle mani di Flo & Eddie.

Jeff, Paul e Rick (ma in questa registrazione di una delle tante serate consumate sul palco del ristorante di Teddy Cantone pure Peter Greenberg che finirà presto tra le fila dei Savages di Barrence Whitfield, NdLYS) mettono su i Lyres, ideale proseguimento delle intuizioni dei DMZ come poteva esserlo in piena febbre garage perdendo i tratti pub-rock per avvicinarsi a una forma di beat più classico, pieno di armonizzazioni figlie dei Kinks, del Northwest-punk e del Dutch-beat. Accanto su cd, separate su vinile, due foto d’epoca senza filtri Photoshop.

      Franco “LYreS” Dimauro

310618_10150268253865124_8153547_n

THE STRANGE FLOWERS – Vagina Mother (Go Down)

0

Le dita che picchiano sulla tammorra in apertura sono un’annunciazione di vita.

Una pizzica di benvenuto che ti illude di aver preso un disco dei Tarantolati di Tricarico. E invece, quando la vagina si schiude, sembra aprire le imposte sul solito giardino incantato rigoglioso di strani fiori in cui il gruppo pisano ci ha sempre accolto. Il nuovo disco li conferma preziosi custodi di una morbida psichedelia molto inglese che pesca pure in spumose suggestioni Paisley australiane tanto che a volte pare di muoversi dentro la via lattea dei Church o sotto il sole desertico dei Moffs. Guglielmi lavora alla produzione con la mente i tempi gloriosi della High Rise cosicchè Vagina Mother ha quest’aria un po’ ammuffita di certi dischi d’“epoca”.

Di quell’epoca.

I Magic Potion ma anche la scena milanese degli “uomini tamburino” e gli Afterhours del 200 a.C. (avanti-Cobain). Ma ho la sensazione che i Flowers si stiano preparando a un nuovo passo e che il prossimo album possa essere un disco di svolta. Ma magari mi sbaglio.

 

                                                                             Franco “Lys” Dimauro

Vagina-Mother-Cover-Front-300x269