THE GANG – Tribe‘s ReUnion (Latlantide)  

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Per anni ho confidato in una ristampa di Tribe‘s Union.

Mi sono mancati, “quei” Gang, durante tutti questi anni.

Così come quando uscirono mi mancavano già i Clash.

I Gang erano venuti a lenire un po’ di quel dolore.

Come estremo atto d’amore avevano deciso di renderci meno amara l’assenza di Strummer e Jones e illuderci che andava tutto bene, che era tutto un sogno. Poi si erano disillusi anche loro e hanno cambiato rotta mentre riprendevano in mano le storie di un’Italia sommersa.

Quella ristampa però non è mai arrivata.

A parziale consolazione arriva questo live registrato a Recanati dove i fratelli Severini tornano al vecchio amore per il combat rock dei primi dischi.

Ora che la rabbia cova di nuovo, c’era bisogno di ricantarle di nuovo queste canzoni: Rumbe Beat, Libre El Salvador, War in the City, Not For Sale, I Fought the Law, Badlands e tutte le altre, pur nelle incertezze di un live giocato sull’onda emotiva dei ricordi.

 

 

                                                                                 Franco “Lys” Dimauro

 

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AA. VV. – Dig Cave Dig (Beautiful Eskimo)

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Mi chiedo spesso a cosa servano certi dischi.

E non trovo risposta.

Mi capita sempre più spesso.

E quindi, delle due una, o sono io che mi faccio troppe domande o il mondo è invaso da dischi inutili.

Spero per voi valga la prima.

Una delle ultime volte che mi sono interrogato sul perché la gente sacrifichi inutilmente la propria vita è stata la scorsa settimana, quando ho messo nel lettore questo tributo pubblicato in Australia.

Avrei fatto meglio a ficcarmi nel letto, tanto più che era amabilmente occupato.

Undici band sconosciute che si cimentano con le Sacre Scritture dell’apostolo Cave cercando di leggerle al meglio ritenendole, non a torto, perfette.

Si va dai Birthday Party fino ai Grinderman di Depth Charge Ethel passando per il Cave “maturo” di dischi come The Good SonLet Love InThe Boatman‘s CallNo More Shall We Part e Dig, Lazarus, Dig!!!.

Manca il pianoforte di Nick Cave, il più delle volte sostituito con una chitarra che vorrebbe suonare come Jerry Cantrell (Into My Arms dei Fumes), come Dylan (Fifteen Feet of Pure White Snow dei Luke Legs), come Leonard Cohen (Where the Wild Roses Grow di Little Wolf) o come Matthew Sweet (Are You the One That I’ve Been Waiting For? di Van Walker) e invece sembra il libretto dei canti parrocchiali. Quando giunge infine il momento di leggere l’Apocalisse (Junkyard Jennifer‘s Veil) arrivano gli Ouch My Face e i Dacios che, per rendere tutto più credibile ai fedeli presenti, fanno finta di essere possedute dal demonio.

Ci si guarda in faccia aspettando cali lo Spirito Santo.

E intanto il sacrestano comincia a sistemare le panche di quelli che siamo usciti fuori a fumarci una sigaretta, come il Cave affranto in copertina.

                      Franco “Lys” Dimauro

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