PENTAGRAM – Sub-Basement (Black Widow)  

Dispiace un pochino vedere tanta gente prostrarsi al genio dei Tool e ignorare o quasi un gruppo come i Pentagram. Attivi sin dai primi anni 80 (ma con le radici che affondano addirittura all’alba del decennio ancora precedente), i Pentagram possono considerarsi l’anello di congiunzione tra i Black Sabbath e in generale tutta la scena ossianica dei 70 e la progenie di gruppi retro-rock di cui son piene le pagine di questi anni, dai Cathedral ai Tool per l’appunto. Può ben vantarsi la nostra Black Widow di averli nel proprio roster tanto più perché la band americana continua, al di là del suo ruolo pioneristico, a mettere lo sputo sul naso di tante giovani bands di frikkettoni fuori tempo massimo. Il nuovo Sub-Basement non ha cedimenti e si poggia su una coltre di megawatts da brivido, roba da far tremare il culo a Sua Vanità Marylin Manson e a tutto quel carrozzone di fanatismo esoterico che ha fatto di Re Caprone la più sciocca rockstar in circolazione (a proposito! Complimenti agli Slipknot per la splendida e fantasiosa copertina del loro nuovo album. A me non è manco venuto voglia di togliere il cellophane, NdLYS). Ora, nonostante i Pentagram non facciano nessuna apologia del Male e spendano il loro tempo in altre faccende che non in Messe Nere, pochi altri ne possono musicalmente rappresentare la Forza. 

Sub-Basement prosegue ed evolve la scelta operata con Review Your Choices di portare dinamica e ritmo dentro il ferale clima doom. Per questo piacerà e non poco anche a chi segue la scena stoner, un po’ a corto di idee ultimamente. Merito soprattutto del lavoro di Joe Hasselvalder che è, come sul precedente, MOSTRUOSO. È lui a farsi carico di tutto il muro di suono in cui è immersa la voce gelida di Bobby Liebling e a caricare di fuzz ultracompresso il magma chitarristico che cola copioso lungo le pareti della camera di suono dei Pentagram, denso come sangue fertile. Nessuna concessione al metal tutto muscoli, make-up e niente cervello. Nu-metal? Non pensateci nemmeno e volgete il culo da un’altra parte.

 

                                                              Franco “Lys” Dimauro

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