THE LUST-O-RAMA – Pure Lust (Corduroy)

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Arne Thelin un paio di anni fa ha messo su una sorta di jukebox-band dedicata a se stesso. Si chiama Groovy Kings e suona un po’ tutto quello che le vecchie bands di Arne hanno arrangiato durante le loro carriere. Un modo come l’altro per sbarcare il lunario in una terra, la Norvegia, che riserva sempre un posto in prima fila per il rock ‘n’ roll un po’ lercio e maleducato.

Per dovere di cronaca dirò che quelle bands erano i Joyful Tears, i Cosmic Dropouts, i Bittersweets, i Bithammer!, i Kwyet Kings e i Lust-O-Rama.

Tutte bands che hanno lasciato qualche schizzo d’inchiostro sui manualetti ciclostilati d’epoca e le cui tracce sono andate perdute quando gli amanuensi del XXI Secolo hanno dovuto trascrivere su protocollo HTML quanto ritenevano necessario (condendolo spesso col superfluo, NdLYS) fosse tramandato ai posteri.

Bene, cari posteri, i Lust-O-Rama erano un quintetto con stanza ad Oslo, la città dove Arne si era trasferito dalla natìa Moss all’indomani dello split dei Cosmic Dropouts che avrebbe realizzato una incredibile di 45 giri ed EP agli inizi degli anni Novanta, proprio durante il periodo di minore visibilità per la scena di matrice sixties-punk. Reliquie recuperate qualche anno dopo dall’allora intraprendente Corduroy e pubblicate in questa bella collezione digitale intitolata Pure Lust, parte delle quali recentemente “restaurate” per la nuova raccolta Original Sins in download esclusivo sul sito di CD Baby. Come dire…sempre peggio.

In attesa che vi mettano un microchip nelle chiappe e vi ci ficchino dentro l’intera storia del rock al prezzo complessivo di 99,9 $ potete ancora recuperare qualcuno dei loro 7” oppure questa esaustiva raccolta. All’epoca anche io tenevo la testa girata da un’altra parte, tra la Space Needle di Seattle e la Library Tower di Los Angeles, in attesa si affacciassero Kurt Cobain o Perry Farrell ma i Lust-O-Rama, adesso che i vecchi garage sembravano tutti disabitati, valevano bene un torcicollo. Soprattutto agli inizi della loro avventura avevano queste beat-songs come Do Bee Do o Baby Baby affettate dal Farfisa come dentro il salumificio dei Fleshtones che erano di una demenza garage micidiale. Oppure quelle altre robe come Don’t Love Her, Be So Fine o le cover di Won‘t You Listen degli Outsiders (che allora finì a fianco delle rendition di Tell-Tell Hearts, Morlocks, Beatpack, Thanes e What…For! su Misfit, il bellissimo album-tributo pubblicato dalla Screaming Apple nel 1994, NdLYS) o Margie del Rob Hoeke R&B Group dove l’armonica ti passa sulla pelle come un rasoio e occorre l’allume di potassio.

Quando rigirammo la testa i Lust-O-Rama erano già finiti.

Ma di tanto in tanto, ci piace ancora girare la testa indietro e illuderci di vederli balbettare le loro canzoncine inacidite dal punk astioso degli anni Sessanta.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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THE PINK FITS – Fuzzyard Gravebox (Off the Hip)  

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Woolongong è una cittadina stretta tra montagne e mare, lungo la costa meridionale di Sydney, già patria di due accolite di super-capelloni: Proton Energy Pills e Tumbleweed. Aborigeni metropolitani che suonavano uno stordente superstooge elettrico figlio di Birdman, Hendrix e Blue Cheer.

Lenny Curley torna adesso con questa nuova band di garage punk assordante, nella tradizione trash ‘n roll di Monkeywrench e New Bomb Turks. Il suono, pur legato saldamente a certe radici, viene esasperato, stuprato e umiliato dai volumi. Come nell’iniziale Man with No Namefalciata da una armonica blues che taglia come una scure o nei cori surf che affogano sotto il vortice elettrico delle chitarre fast ‘n loud di Why? manco fossero i Sunrays a cantare sui riffs marci di Eddie “Fast” Clark. 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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