THE CURE – Japanese Whispers (Fiction)

L’uscita dal tunnel nero della trilogia scura dei primi anni Ottanta ha per i Cure la luce abbagliante e stroboscopica della svolta dance e tenerona dei singoli pubblicati tra l’Ottobre del 1982 e il Novembre dell’anno successivo frutto delle strategie di mercato del deus-ex-machina della Fiction Chris Parry e della crisi artistica seguita alla rottura con Simon Gallup culminata con la cancellazione del 14 Explicit Moments Tour e il temporaneo split della band.

I tre singoli, poi raccolti dentro un unico album dalla copertina rassicurante, sono paradossalmente mille miglia distanti dai climi torbidi e raggelanti degli album precedenti, sono tre atti dissacratori e profanatori che come tale vengono accolti dai vecchi fan del gruppo e che invece sono i camuffamenti necessari a Smith e ai suoi soci per scappare via dagli angusti tunnel della depressione. Sono proprio canzoni sornione come The Lovecats e marce per synth come The Walk e Let’s Go to Bed a nascondere (sulle B-sides dei tre singoli) le bombole di ossigeno che servono alla band per non affondare nelle acque profonde di Faith e Pornography e riaffiorare in superficie.

Robert Smith, il salice piangente, sceglie di non morire vergine.

Anzi, di non morire affatto.

 

                                                                               Franco “Lys” Dimauro

 

japanese-whispers

 

 

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