NASHVILLE PUSSY – Say Something Nasty (Artemis)

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La FICA è tutto.

Tu canti di FICA per fare soldi.

E fai soldi per avere la FICA.

E cerchi di avere la FICA per poterne cantare.

E un’etichetta discograFICA che non ti lascia cantare della FICA

Non è la tua etichetta discograFICA.

Con questa illuminante tesi filosoFICA si apre il terzo disco dei Nashville PUSSY.

Un disco che odora di FICA come ogni disco della band di Atlanta, ovvero i Cramps dell’hard rock sudista degli anni ’90. 

Anche qui marito (Blaine Cartwright) e moglie (Ruyter Suys) circondati da altra gentaglia ossessionata dal sesso.

I Nashville suonano sporco. Pensano sporco. E parlano sporco.

Soprattutto, dicono quello che altri si limitano solo a pensare, pur essendo su un palco per la medesima cosa, sin dai tempi di Elvis. 

Say Something Nasty registra l’ennesimo cambio di bassista (dopo Corey Parks e Tracy Alzaman è la volta di Katelyn Campbell) ma non sposta di una virgola il suono della band, tra assalti furiosi alla fortezza ACϟDC (Say Something Nasty, Keep On Fuckin’), elogi alle barbe texane degli ZZ Top (You Give Drugs a Bad Name), corse a perdifiato nella giungla metallica dei Mötörhead (Let’s Get the Hell Outta Here), indiavolato boogie sudista (Rock ‘n Roll Hoochie Coo), sguaiato punk da rednecks (la cover di Beat Me Senseless dei Circle Jerks) e riff rubati a Joe Perry (Slow Movin’ Train). Uno sboccato abbecedario di oscenità da banalizzare pure il Parental Advisory appiccicato in copertina e che sul palco viene messo in scena simulando copulazioni e blowjobs ben assortiti.

Se avete già arricciato il naso, sapete che è meglio stare alla larga.

Certi odori potrebbero nausearvi e io non vorrei avervi sulla coscienza.

Ma di certo loro vorrebbero avervi su qualcos’altro.

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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THE 99th FLOOR – Teen Trash # 9 (Music Maniac)  

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Nel 1993, dopo aver pubblicato alcuni dischi seminali della scena neo-garage (il secondo sofferto album degli Unclaimed, gli album dei primi Fuzztones, i lavori dei Vietnam Veterans, la storica raccolta dei Droogs), la tedesca Music Maniac lancia sul mercato la sua collana Teen Trash, ovvero una sorta di Trans-World Punk Rave-Up dedicata ai gruppi che, in tutto il pianeta e nonostante il calo di interesse dovuto in larga parte all’emergere della scena grunge e crossover, difende ancora il verbo del sixties-punk. Ad avere l’onore di difendere la frangia tricolore vengono convocati, in ordine sequenziale, gli Others di Roma, i piemontesi 99th Floor e i toscani Strange Flowers. Nati a Torino nel 1989 da un’idea di Paolo Messina e Marco Rambaud, i 99th Floor assumono l’assetto definitivo raccogliendo tra le proprie fila Luca Re che ha appena “ibernato” il progetto Sick Rose rifugiandosi in Germania per un decennio e che con Paolo ha l’opportunità di rispolverare il mai sopito amore per il garage degli anni Sessanta cui la sua vecchia band ha appena girato le spalle con Renaissance. Accanto a loro ci sono Simona Ghigo che poi seguirà Paolo nel progetto Acid Lemon e Walter Bruno che invece diventerà in seguito il bassista dei “rinati” Sick Rose. Quattordici i brani proposti sul loro volume di Teen Trash, di cui ben undici accreditati alla coppia Luca Re/Mario Scrivano. Nonostante l’ombra lunga del “Re” e malgrado l’omaggio reso dal nome della band a una delle leggende del punk texano, il repertorio dei 99th Floor risente solo marginalmente della lezione dei Sick Rose (il refrain di Stop & Try che pare voler esplodere in quello di Can You Find Me a Place o la Things They Told Me Yesterday che pare ricominciare dov’era finita Don’t Keep Me Out ad esempio, per tacere della “palestra” inaugurale affidata alla Bad Day Blues ma esclusa da questo album) andando a setacciare territori sfiorati solo marginalmente dall’altro gruppo piemontese come il folk-punk e il dutch-beat  e concedendosi spazio pure per un esilarante numero da primati come Jungle Stomp. I “must” del disco sono Better Follow My WayNever More, la The One Looking For di cui sarebbero andati orgogliosi i Thanes, la cover dei Tasmanians e l’inaugurale Too Many Times ma l’esordio dei 99th Floor, per intero, resta uno dei migliori dischi di debutto della scena neo-garage italiana dell’intero decennio.       

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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