PETE ROSS AND THE SAPPHIRE – The Boundless Expanse (Beast)  

L’obiettivo probabilmente è spiazzare i fan. Oppure saziare il proprio incontenibile desiderio di ricerca. Fatto è che i Sapphire continuano a mutare pelle ad ogni disco. Stavolta in maniera davvero ambiziosa. The Boundless Expanse è, ne’ più ne’ meno (e in maniera manifesta), un concept album. Uno di quei dischi verbosi e prolissi di cui facemmo scorpacciata e indigestione tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio del decennio seguente. Qualcosa che ha più di un riferimento con piccole glorie prog della patria di Ross come Taman Shud, Autumn, Kahvas Jute e che riesce a scalare  vette di pacchianeria in qualche modo sublime (Gossamer). Va un po’ meglio quando Pete sembra voler riprovare a tirar fuori il lato più roots della sua indole (Are We Leaving? ad esempio ammazzata però da un bridge inconsistente e da un piano Rhodes che si crede un Hammond e invece avrebbe fatto bene a restare zitto) ma è un fuoco di paglia. Quel che dovrebbe essere nelle intenzioni, ovvero un tentativo di confrontarsi con un modo di sperimentare con la musica libero dai compromessi della “pop-song”, crolla in un oceano di banalità e tedio di cui francamente non avvertivo alcun bisogno. Voi si?  

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

  

 

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