ZENO TORNADO AND THE BONEY GOOGLE BROTHERS – Rambling Man (Voodoo Rhythm)

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Riuscite ad immaginare un cowboy che suona il suo bluegrass mentre la neve avvolge e copre le Alpi che si stendono davanti a lui? No eh? Eppure dovreste vederli, Zeno e il suo branco di pistoleri: pose da Wild Bunch come solo gli Unforgiven e i Wall of Voodoo prima di loro, stivali logori, cinturoni, spolverini di pelle, mustazzi e basette piumose, cappelli a falde larghe. Uno spettacolo già a vederli.
E poi c’è la loro musica: autentica old-time music con tanto di banjos, violini, lap steel. Un hillbilly grasso suonato da una band di dementi (cosa non è The Struggle in the Puddle se non l’hoedown più folle degli ultimi decenni?) in grado di sbrigare però anche faccende serie, se solo qualcuno gliene affidasse qualcuna. Sentite come se la spicciano bene in quella perla di Bone White Moon capace di stordire ogni fan di Langhorne Slim. Robaccia adatta a qualche solenne scazzottata bagnata dal whisky, nel peggior saloon del Texas.

 

                                                                                Franco “Lys” Dimauro

 

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THE WHITE BARONS – Up All Night (Gearhead)  

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Schierano quella porcona della Baronessa Eva Von Slut ex Insaints e tuttora leader delle Three Merry Widows ma soprattutto pin-up grassa e sporcacciona del sito Deadgirl13, NdLYS) alla voce i californiani White Barons e sparano veloci offensive di punk caustico figlio del campionario di Misfits e Fear. Schietto e aberrante, con un basso schiacciasassi che strotola un tappeto di chiodi sotto i riffs di Johnny One Eye. Avessero un po’ di grazia in più, potrebbero diventare gli X della nuova scena hardcore (provate a sentire “oltre” la coltre heavybilly di I‘m Not Sorry per sentirne il profumo, NdLYS) ma credo se ne sbattino altamente di dover diventare altro se non quella lurida punk band dal drive Motörheadiano che sono già o di assecondare le visioni di un imbrattacarte come me.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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THE GRASS ROOTS – Where Were You When I Needed You (Rev-Ola)

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Phil Flip Sloan e Steve Barri erano, al giro di boa degli anni Sessanta, tra i più prolifici e popolari autori di canzoni folk in giro per la California. Autori fortunati per Turtles (la bellissima Let Me Be), Mamas & Papas, Johnny Rivers, Searchers, Barry McGuire (l’epocale Eve of Detruction), vennero coinvolti dalla Dunhill in un effimero progetto che sfruttasse le loro abilità ma trovasse un varco anche tra coloro che ai “protest-singers” preferivano la rassicurante immagine di una band. Lou Adler aveva visto giusto: i Grass Roots sono ancora oggi tra le prime dieci bands ad avere avuto il maggior numero di hits sulla Billboard Hot 100. Il sodalizio tra Sloan e Barri non sarebbe durato a lungo e i Grass Roots si sarebbero presto totalmente trasformati, sotto l’egida di Rob Grill.

Della line-up originale resta questo piccolo sformato di folk-rock intitolato Where Were You When I Needed You. Tutto molto summer of love e capelli al vento ma anche, fuori dal suo contesto storico, molto orientato sul banale.

 

                                                                    Franco “Lys” Dimauro  

 

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