THE BURNOUTS – Close to Breakevil (Bad Afro)  

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Tornato con un nuovo disco i Burnouts di Copenaghen, una delle prime band a licenziare un full-length per la benemerita Bad Afro. Rispetto all’ esordio si nota uno sforzo ad allontanarsi dal clichè Zeke/Puffball in cui quel disco era impantanato con qualche buon numero di rawk ‘n roll (o quasi garage, come in Just Like You) pur senza rinnegare la normale attitudine caciarona ed ultraspeed tipica del gruppo e valorizzando il contributo vocale della bassista Helle Hellcat, molto molto vicina timbricamente alla definta Paula Pierce. Auto da corsa, belle donne, il gusto dell’eccesso. Se questo è il vostro mondo, qui ci sguazzerete a meraviglia. Se invece preferite stare comodamente a casa a guardare il mondo dalla finestra fluorescente di un PC, potete sempre aspettare il nuovo Kings of Convenience.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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DISCHARGE – Hear Nothing See Nothing Say Nothing (Clay)  

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In assoluto il più feroce commando di tutto il punk inglese. Che col punk delle origini non ha, ovviamente, più nulla a che spartire. Hear Nothing See Nothing Say Nothing, quasi una citazione anarchica del Tommy sordo cieco e muto portato in scena dagli Who, è puro delirio di velocità e ferocia che si definirebbe cieca, non fosse che la band inglese ha invece gli occhi ben aperti sulla barbarie che attanaglia il mondo moderno. E la urlano così come merita. Senza alcun filtro. Senza la presunzione di rappresentare un’alternativa agli eroi abominevoli del potere ma mostrando lo stesso spietato cinismo, la stessa violenza inaudita. Esasperando la velocità di esecuzione oltre ogni limite esplorato fino a quel momento, i Discharge abbassano di fatto i ponti che collegheranno il punk più deviato con il metal più violento.

Quel ponte si chiama hardcore.

Che nel caso del gruppo di Stoke-on-Trent diventa D-beat. Un massacrante, incessante, assordante cumulo di riff minimali su un ritmo che sembra trascinare con se tutto il male del mondo, assolo stordenti e iperveloci e poche, pochissime parole latrate con forza e con monotona insistenza, lanciate come bombe H su un mondo devastato dalla politica e dalla corsa agli armamenti.

Un disco eccessivo, brutale, emorragico.

Sbraitato in faccia a tutti gli uomini-scimmia che hanno sacrificato la propria vita mediocre sotto la bandiera del non vedo, non sento, non parlo. …macaco.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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