FUGAZI – 13 Songs / MINOR THREAT – Complete Discography / SHUDDER TO THINK – Get Your Goat / JAWBOX – Novelty / LUNGFISH – Talking Songs (Dischord)

La recente opera di recupero e rimasterizzazione del catalogo Dischord ci da l’opportunità di rificcare il naso dentro suoni e dischi che hanno marchiato indelebilmente i primi anni novanta. La Dischord è stata e continua ad essere una fucina, un esempio di reale indipendenza mentale e gestionale. Un cazzo in culo a tanti lecchini che girano (e governano) il music-business.
Cosa siano stati capaci di costruire i Fugazi sin dal primo EP del 1988 è dominio pubblico per i nostri lettori, quindi saprete certo che 13 Songs raccoglieva in un unico supporto i primi due mini (Fugazi + Margin Walker). Dentro c’era già gran parte (ma non tutto) di quello che il gruppo di Washington userà come clichè per il proprio marchio di fabbrica. I Fugazi sono stati i Clash della generazione emocore, una autentica macchina da guerra che metabolizzava roba diversissima come l’hardcore, il noise, il raga-rock, la psichedelia (che emergerà in dischi tardi come Red Medicine o End Hits), il reggae (avete mai ascoltato attentamente le linee di basso di Joe Lally?, NdLYS), il dub, finanche la musica da camera e da sonorizzazione e ne faceva un’altra cosa, una creatura epilettica e mutante. La nevrosi urbana dei Fugazi è il singhiozzo della nostra civiltà, insieme rabbiosa e meditabonda, furiosa con gli altri e melodrammatica con se stessa e The Waiting Room rimane tra le dieci punk songs più belle di sempre. Chi li ha seguiti conoscerà, di striscio o profondamente, i Minor Threat. Una vita brevissima come i loro pezzi ma che segnerà le coordinate, stilistiche e soprattutto concettuali, per tutto il movimento straight edge. Una furia esaltante contro i lifestyles autolesionisti e distruttivi. Lucidità mentale e fisica anteposte ad ogni altro valore. Essere punk per Ian e soci voleva dire esserci davvero, nel pieno delle proprie facoltà mentali. Complete Discography, facile capirlo, ne raccoglie tutta la carriera. Forse l’opera omnia più veloce e breve in cui vi possa capitare di imbattervi. Ma fatela vostra.
Sicuramente meno diretti gli Shudder to think, mai amatissimi dai seguaci del nocciolo duro del punk rock. Il loro powerpop, a tratti molto vicino a quello di una band come Urge Overkill, anche se immerso sovente in un soffice feedback memore dei Dinosaur Jr., risulta spesso troppo lambiccato, costruito, arty. Get Your Goat, pur non avendone lo “spessore” storico, è un po’ il Pet Sounds del punk di Washington e dell’american rock tutto. La fantasia al potere è lo slogan, e questo molto prima che il Bollettino Soffice del Flaming Lips divenisse il disco più sopravvalutato degli anni novanta tutti.
Altri intellettuali dell’hardcore furono i Jawbox di Jay Robbins, nati dalle ceneri dei Government Issue. Potrei azzardare che Novelty sia l’album più accessibile dell’intera discografia Dischord e non credo di discostarmi molto dalla verità. E se l’Atlantic, fiutandone le capacità commerciali, avrebbe loro offerto da lì a breve un buon contratto, forse non sono l’unico a pensarlo. Ma erano gli anni dell’azzardo post-Nirvaniano, e tutto andrebbe ridimensionato all’equazione allora vigente tra le majors indie rock=dollari. Putroppo per loro avrebbero fallito il colpo, con esiti disastrosi. Ad ogni modo, il loro epitaffio per Dischord fa peso su un punk da collage-radio che sarebbe stato copiato da una marea di indie bands. Provate a fare un salto a casa Crank! o Deep Elm per sincerarvene.
Più crudo il secondo album della lunga carriera dei Lungfish, prodotto tra l’altro proprio da McKaye: convulso, malsano, contorto, rumorosamente impervio, sofferto. Rispetto alle prove di Jawbox e Shudder to Think sopra citate, Talking Songs è un disco che ha retto meglio l’urto del tempo, forse proprio per una questione meramente anatomica: il sound dei Lungfish era fisicamente robusto, guadagnando in capacità di penetrazione ciò che perdeva in eleganza rispetto a tanti compagni di etichetta. C’è la serpe nera del blues che striscia dentro questo disco, ecco cosa. La vedi passare mentre Friend to Friend In Endtime o Parthogenesis ti si muovono dentro. E il Diavolo, nonostante tutto, non può mai sbagliare.

Franco “Lys” Dimauro

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