TURBONEGRO – Apocalypse Dudes (Boomba)

Le sei teste della band più fracassona e turpe della restaurazione scandinava vengono rappresentate sfruttando il celebre logo della Symbionese Liberation Army in quello che è il “classico” della loro discografia. Un album che puzza di ACϟDC, Dictators, Alice Cooper, Rose Tattoo, Radio Birdman, Cheap Trick, KISS, Misfits, Stooges, di eccessi, volgarità, vodka e benzina. Un disco di hard-rock teppista e fumante che non lascia nulla all’immaginazione, neppure alla più perversa ed oscena. Tutto è ostentato e sovradimensionato, nei Turbonegro, già dalla scelta camp delle loro divise di rappresentanza che li fanno volutamente assomigliare alla versione druga dei Village People. E poi c’è questo muro di chitarre esagerato a dominare la città immaginaria dentro cui la band si muove con assoluta disinvoltura in un’apoteosi glam esuberante e parossistica che mette in mostra con orgoglio tutte le loro dipendenze psichiche e fisiologiche. Se gli indie-rockers arricceranno il naso davanti all’ennesima banalizzazione del triumvirato droga/sesso/rock ‘n’ roll, chi vuole un nuovo letto di chiodi dove lenire con tecnica da fachiro le inutili sofferenze quotidiane che la cronaca, domestica e massmediale, ci infligge, troverà qui il suo ristoro. Benvenuti, Cavalieri.   

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro  

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