ELEVENTH DREAM DAY – Lived to Tell (Atlantic)    

Qualcuno si ricorda ancora degli Eleventh Dream Day?

E cosa ricordate di loro?

Io ricordo che mi resero meno amaro il lento declino dei Gun Club e dei Dream Syndicate, ad esempio. Oppure che, quando uscì Lived to Tell, li avevo già barattati per un Nevermind. Come un amico ingrato pronto a sorridere ad una amicizia più nuova e vivace.

Lived to Tell usciva dopo Praire School Freakout e Beet che avevano già dato il meglio della band di Chicago in termini di energia e ha un passo più garbato ma non per questo meno trascinante. E infatti si apre di corsa. Con una Rose of Jericho avida di chitarre che tracimano su un treno di basso e batteria, lasciando una scia polverosa che pare rincorrere quella dei Long Ryders. Ingannandoci. Perché Dream of a Sleeping Sheep, a ruota, ci mostra che sono ancora i Gun Club i fuorilegge che gli 11th Dream Day sognano di catturare, da sempre. Il passo è ancora quello di prima ma le lapsteel sbrodolano scivolose e supersature come piccoli demoni che infestano l’aria mentre Rick e Janet duettano come John e Exene.

I Could Be Lost è retta da uno di quei riff e da quei refrain da antologia Paisley.

Il clima si distende con It‘s Not My World, allineata al filone d’oro che da Neil Young portava ai Dream Syndicate con le chitarre di Baird Figi e Rick Rizzo che amoreggiano. Il muso di Lee Pierce e l’elegante silhouette di Tom Verlaine prendono forma nel blues epico e sinistro che chiude la prima facciata (scritto da David McCombs, il futuro “genio” dei Tortoise, NdLYS) , mentre Strong Up and/or Out riaccende il ritmo prima dell’ altro bagno di sangue swamp di North of a Wasteland. Il freight-train boogie torna con Trouble, epilettica e saltellante mentre Daedalus avanza a tempo di valzer come dei Jefferson Airplane vestiti da coloni per lasciarci in mano ad una ballata per armonica e chitarra acustica carica di ricordi e di nostalgia.

Perché nulla è così incredibilmente bello finchè non è andato via.

          

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro   

 

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