IVANO FOSSATI – Lindbergh (Lettere da sopra la pioggia) (Epic)  

Chissà se Charles Lindbergh era un uomo felice.

Chissà se era più felice di tutta quella gente che si agita sotto il suo aliante. Sotto la pioggia.

Chissà cos’è poi, la felicità. Chissà se la si raggiunge, nonostante la si insegua per una vita intera. Fradici di pioggia salata.

Lindbergh è dunque un disco di gente che si muove. Per scelta o per necessità. Per passione o per obbligo. Un album di anime che si agitano inseguendo un sogno di felicità fino a naufragare dentro un mare di fango, come quella Madonna Nera che non c’è verso di salvare.

E poi ci sono barche.

E aerei.

E processioni infinite di genti e viaggiatori solitari.  

E soldati. E disertori.

Vento e controvento.

Correnti e controcorrenti.

Un album che si apre con una marcia trionfale, con una invocazione all’adunata e che si chiude nell’estrema solitudine di una planata in solitario.

Lindbergh buca le nuvole in picchiata e si rende conto di aver attraversato l’Atlantico solcando un cielo infinito inseguendo e raggiungendo il suo sogno.

E di aver guardato ogni stella dell’emisfero boreale fino a chiamarle per nome.

E di aver setacciato miglia e miglia di acque.

E che non avrà nessuno cui raccontarlo.  

Scende dal suo velivolo e alza gli occhi al cielo. E si accorge che adesso è anche lui permeabile alla pioggia.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

Ivano Fossati - Lindbergh - Front

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