AA. VV. – Sleepless in Seattle – The Birth of Grunge (Livewire)

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Il morbo del grunge non fa più paura. Filtrato dai canali mediatici che hanno lasciato passare solo il “commerciabile” dopo il fenomeno Nirvana, il grunge venne istituzionalizzato e canonizzato come musica di tendenza buona per gli spot, reso inoffensivo, banalizzato.
Ecco perché è importante rivalutare il ruolo destabilizzante dei suoi primissimi passi e perché dovete ficcarvi in casa questo disco. Una vera orgia di primitivo grunge-sound, una matassa di punk squamoso, hard rock fuzzato, nuclei di sleazy rock bombardati di stricnina rubati dai dischi ormai introvabili dei vari Malfunkshun, Gruntruck, Tad, Coffin’ Break, Skin Yard, Love Battery, Calculators (la prima band di Mark Arm, NdLYS), 7 year Bitch, ecc. il cui morso non uccide più ma stordisce ancora. Provate a sparare In ‘n Out of Grace dei Mudhoney nelle orecchie moribonde dei vostri amici supertrendy e bruciategli i timpani.

 


Franco “Lys” Dimauro

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THE LONG STRIDES – The Long Strides (Off the Hip)

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Associo sempre l’idea del feedback rock con quella di una serpe nera che agitando la sua coda emette frequenze elettriche dissonanti e catalettiche. Una vipera fuggita dal Vox valvolare di Lou Reed durante un Exploding Plastic Inevitable Show e mai più tornata a casa, un rettile strisciante che ha passato quarant’anni della sua vita mettendo paura a tutti (ricordate le reazioni a Metal Machine Music o a  Psychocandy?) e di cui da un po’ di tempo tornano a girare voci di avvistamenti sempre più frequenti. Addirittura in Australia, dove però non è la prima volta che la serpe depone le sue uova (Burn Your Fingers to the Sun docet, NdLYS). Da lì arrivano i Long Strides e il loro rock immerso in una densa melassa fuzz scura e pastosa, sull’asse J&MC/BRMC.

L’album non regge per intero e va detto. Ma appuntatevi il nome: vi faranno friggere le casse per benino.

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro

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