THE LONG STRIDES – The Long Strides (Off the Hip)

Associo sempre l’idea del feedback rock con quella di una serpe nera che agitando la sua coda emette frequenze elettriche dissonanti e catalettiche. Una vipera fuggita dal Vox valvolare di Lou Reed durante un Exploding Plastic Inevitable Show e mai più tornata a casa, un rettile strisciante che ha passato quarant’anni della sua vita mettendo paura a tutti (ricordate le reazioni a Metal Machine Music o a  Psychocandy?) e di cui da un po’ di tempo tornano a girare voci di avvistamenti sempre più frequenti. Addirittura in Australia, dove però non è la prima volta che la serpe depone le sue uova (Burn Your Fingers to the Sun docet, NdLYS). Da lì arrivano i Long Strides e il loro rock immerso in una densa melassa fuzz scura e pastosa, sull’asse J&MC/BRMC.

L’album non regge per intero e va detto. Ma appuntatevi il nome: vi faranno friggere le casse per benino.

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro

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