FUZZY DUCK – Fuzzy Duck (Akarma)

Compito primario delle ristampe dovrebbe essere quello di riportare alla luce angoli nascosti della storia del rock il quale ha spesso, nella sua corsa rovinosa, ingoiato troppo in fretta bocconi che meritavano di essere invece assaporati con più flemma. E’ il caso dei Fuzzy Duck, passati troppo velocemente sui manuali per godere dei frutti meritati del loro lavoro.

Boicottata dalla sua stessa etichetta che decise di bocciare la stampa dei suoi due 45 e di limitare ad una prudente tiratura di 500 esemplari l’uscita del suo unico album, per la Papera di Mick Hawskworth il sipario si chiuse troppo repentinamente nel disinteresse del loro manager impegnato altrove a gestire il successo di Gilbert O’Sullivan e Tom Jones.

Fuzzy Duck, ora ristampato assieme ai pezzi dei singoli e ad un inedito di pregevole fattura intitolato No Name Face, è invece profuso di belle soluzioni hard-progressive vicine alle intuizioni di Deep Purple e Atomic Rooster, cromaticamente ricche di sfumature avviluppate ai suoni di chitarra e tastiere e pressate da un ritmo potente e dinamico (magistrali i grooves di Time Will Be Your Doctor e Country Boys, NdLYS) e soprattutto senza gli scivoloni negli eccessi di autoindulgenza comuni a tanti altri peccatori di quegli anni che lo rendono uno dei migliori lost album di tutti i seventies.

                          Franco “Lys” Dimauro

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