BUFFALO – Dead Forever… / Volcanic Rock / Only Want You For Your Body (Aztec Music)    

Cosa? Un bufalo nella terra dei canguri? Proprio così. Un enorme, smisurato Bufalo cresciuto fuori da ogni mandria, dentro le comunità urbane circondate dal deserto australiano.

Ricordo ancora quando nel 1991 uscì Badmotorfinger dei Soundgarden. Ricordo soprattutto certi episodi come Outshined o Rusty Cage, con quella voce di Chris Cornell che si stendeva sopra uno spesso strato di chitarre elettriche e bassi in ebolizzione. E ricordo come quella voce, più che il Robert Plant che tutti si sforzavano di trovare, mi ricordasse invece quella di Dave Tice, in particolare il Dave Tice dei nove minuti di Freedom. Dave Tice lo avevo conosciuto quando, alla fine degli anni settanta, era andato a rimpiazzare Mike Spenser tra le fila dei Count Bishops, una delle mie ossessioni di allora. Una ossessione che mi portò ad indagare sulla vita di Dave e che mi portò a conoscere i Buffalo. Incredibili Buffalo. Eroi dell’hard rock australiano prima ancora che AC/DC e Rose Tattoo uscissero fuori coi loro dischi e comunque rispetto a loro diversi. Non a torto adesso vengono sbandierati come tra i precursori dello stoner rock, per quell’uso di riff pesanti e circolari (sentite The Prophet su Volcanic Rock e ve ne renderete conto da voi, NdLYS). Peccato che allora, nonostante le 15.000 copie vendute di Dead Forever…, il loro debutto del ’72, fossero stati costretti allo scioglimento da qualche promoter che li vedeva come un fiasco commerciale (del resto pochissime radio, anche in Australia, se li filarono, NdLYS).

Fu la Vertigo, la stessa label dei Black Sabbath, a chiedere al gruppo di serrare le fila per supportare il tour australiano della band di Osbourne. E Dio gliene renda merito, perché fu proprio Volcanic Rock, più che il precedente Dead Forever… o il successivo Only Want You il disco migliore dei Buffalo, quello in cui il suono usciva fuori in tutta la sua potenza e allo stesso tempo allentava i muscoli senza perdere un’ oncia del suo peso, malgrado la formazione abbia perso per strada due dei suoi pezzi. E brani come Shylock e Sunrise basterebbero, se ci fosse una qualche sorta di giustizia anche tra i tanti infimi compilatori di scontate e grottesche enciclopedie rock, a consegnare i Buffalo alla storia. Musicalmente siamo dinanzi a un hard blues iperamplificato e rotondo, affine a quello dei Ten Year After di Shhh e Watt (da cui i Buffalo riprenderanno egregiamente I‘m Comin’ On sul loro terzo album), modulato su un uso massivo della distorsione e la reiterazione circolare e psichedelica del basso.

Dopo l’avventuroso Volcanic Rock i Buffalo tornano con Only Want You For Your Body ad un suono più diretto, con la chitarra di John Baxter e la voce di Dave ad altissimi livelli su pezzi come I‘m a Skirt Lifter o sulla più scolastica What‘s Going On (un classico prototipo di heavy metal per quel modo marziale di fare “avanzare” il riff e le strilla di Dave che si affacciano sul finale). L’eccesso di elettricità riversata da John Baxter su quel disco (ascoltate un pezzo come Kings Cross Ladies con John che finisce per dialogare con se stesso lungo quei sette minuti e mezzo, NdLYS) fu forse uno dei motivi che ne causarono l’allontanamento: John venne letteralmente sbattuto fuori dal gruppo e rimpiazzato con uno dei più grandi chitarristi di slide-guitar in giro in quegli anni, ovvero Norm Roue dei Band of Light, con l’obiettivo di ammansire il suono del gruppo e renderlo più addomesticabile e, quindi, vendibile. Ma la storia dei veri Buffalo resta qui, dentro il ruggito di questi tre dischi pachidermici, dentro queste scariche elettriche che ancora oggi ci fanno ribollire il cuore.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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