RON S. PENO AND THE SUPERSTITIONS – Future Universe (Public Bookings)

0

Non ho mai perdonato a Ronald Peno l’incapacità di replicare un album come Free Dirt, uno di quei dischi in grado di farti venire la pelle d’oca anche sotto il sole d’Agosto. Eppure non ho mai smesso di spiarlo, ne’ mentre era indaffarato con i dischi successivi dei Died Pretty, alcuni davvero imbarazzanti, ne’ durante le sue scappatelle con Kim il Salmone o col vecchio compare Brett Myers (un incolore e a volte osceno disco accreditato ai Noises And Other Voicesche possiedo, ironia beffarda della sorte, in duplice copia, NdLYS). Ero dunque curioso di ascoltare questo primo disco a suo nome in cui si fa accompagnare dai Superstitions, ovvero Cam Butler dei Silver Ray, Mark Dawson (il bravo batterista di Ed Kuepper), Tim Deane e Andy Papadopoulos.

E Cam ha appagato la mia curiosità inviandomi una copia dell’album.

Che, ancora una volta, non è avvicinabile a Free Dirt. E però cazzo, mi dico….perchè, qualcuno è forse riuscito a replicare la forza emotiva di quel disco? Rabbonito da questa illuminante rivelazione, mi pongo più sereno a un secondo, terzo ascolto.

E trovo in Future Universe un onesto compagno ai miei pomeriggi d’autunno.

The Death of Me in apertura evoca vecchi fantasmi dei Died Pretty. Non quelli del debutto, come dicevo, ma periodo Doughboy Hollow, con un crescendo ritmico e strumentale e Ronald che, quando impenna la voce come sulla coda di questo pezzo, riesce ancora a far piovere sul deserto australiano come un asceta rabdomante. Ma già dal secondo pezzo l’album si adagia su canoni da crooner un po’ laccato alla Chris Isaak (I Wish, My Own Fire to Light, It’s All in the Way) o addirittura travolto dall’orchestra come un Burt Bacharach o un Jimmy Weeb come succede su Gameplan o New Blood. Gli unici due momenti in cui il ritmo sembra volersi scrollare dal torpore (Livewired e PS Blues) non riescono tuttavia a mettere in circolo l’emozione di quei primi tre minuti.

Cosa ce ne faremo quando l’autunno sarà terminato?

 

                                                                                                          Franco “Lys” Dimauro

a1002323206_16

Annunci

THE FRANTIC FIVE – On the Move (On Stage)  

0

Torna a farsi viva la miglior garage-band della penisola ellenica. Folk-punk riverberato e crepitante dominato da un Farfisa iperattivo (ascoltate cosa non combina su I Got a Girl), un suono che non si imbastardisce delle scorie trash, frat e lo-fi con cui spesso il neo-beat si tormenta ma che riempie i polmoni di quanti amano respirare il timbro magico di bands misconosciute come What‘s New o Exotics. Pezzi come Why She‘d Ever Leave? (con una eco lontana dei nostri Boot Hill V, NdLYS), So Sad, You Made Me Cry o le covers degli Hard Times e di Kit and The Outlaws faranno la gioia dei nostalgici della scena neo-garage anni ’80, quella popolata da giovani scavafosse impegnati a trafficare con fuzz guitars, organi vintage e blues-harps e l’abilità che i cinque mostrano nel maneggiare la materia gioca a loro vantaggio.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

R-1746725-1240716370