THE FUZZTONES – Raw Heat (Sin)  

Millenovecentottantanove: dopo l’invasione europea di un paio di anni prima i  Fuzztones si preparano al grande salto. Ian Atsbury, sciamano dark dei Cult gode di grande credito presso la sua etichetta in virtù delle milioni di copie vendute di dischi come Love ed Electric. Affascinato dal suono dei Fuzztones Ian mantiene la promessa fatta a Rudi di “spingere” per il loro ingresso nella scuderia Beggars Banquet. La gang newyorkese strappa così il primo contratto major mai sottoscritto da una band neo-garage e si chiude in sala prove per assemblare il materiale da proporre per varcare la soglia del “mainstream-rock”. Il gruppo mette su una manciata di cover-versions e una dozzina di originali e li propone alla Beggars che decide di investire sul gruppo e li invita a scegliere un produttore “di grido” per elaborare i brani. Gli equilibri in seno del gruppo cominciano a sfasciarsi. C’è chi sente odore di soldi e di successo e chi comincia a sentire puzza di bruciato. I dissapori fanno optare per un compromesso “tollerabile”: la band si indirizza su Shel Talmy, nome dal prestigio inviolabile per aver lavorato fianco a fianco con Kinks e Who nei loro periodi d’oro. Scartate le covers di Shadows of Knight, Troggs e Lollipop Shoppe rielaborate per l’occasione, In Heat esce impacchettato in una confezione porno-soft e pronto per il grosso mercato. I sogni di gloria della band però si scontrano con la cattiva promozione della RCA (che distribuisce l’album, NdLYS) che lascia marcire il disco castrando di fatto l’avventura e i rapporti tra  Rudi e Jordan Tarlow. Dopo quasi venti anni è ora la label personale di Rudi Protrudi a darci in mano quelle famose demo che la band consegnò alla Beggars (parzialmente edite in passato sulle Flashbacks della Sundazed, NdLYS) e da cui venne fuori il loro primo ed unico album major, arricchito delle covers allora escluse, qualche stralcio di intervista e una Heathen Set registrata per il radio show dell’amico Little Steven.

Il mio parere è che la band abbia in realtà trovato l’escamotage per “riappropriarsi” di quel disco e strapparlo con abilità dalle grinfie della Beggars che ne detiene ancora tutti i diritti. Scrostata infatti la post-produzione di Talmy quello che resta non si discosta granché da quello che fu il risultato finale di quel progetto, anche nel valore altalenante della scaletta che resta una della meno incisive della carriera del gruppo. I fuzz-maniaci grideranno al miracolo ma personalmente credo che la band, adesso al lavoro per un secondo disco-tributo dopo l’Illegitimate Spawn dello scorso anno, stia abilmente ma pedantemente sfruttando se stessa e il proprio repertorio.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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