JULIE DRISCOLL, BRIAN AUGER & THE TRINITY – Open/Definitely What! – Streetnoise/The Mod Years (SPV Yellow Label)

0

Cinque ore di registrazione. Nessun lifting, nessuna liposuzione. Tanto che è facile sentire Julie raccomandare ai compagni di non suonare troppo veloci quando parte l’ultima track del disco. È così che nasce Open, uno dei dischi-chiave del jazz-rock. Musicalmente i Trinity anticipano un sacco di roba, dalla fusion dei ’70 al jazz para-cool di Style Council e Joe Jackson fino all’acid jazz che nei ‘90 creerà gruppi-clone come Mother Earth o Galliano.

Offeso dalla scelta della Polydor di accreditare il 45rpm di Save Me alla sola Driscoll, Brian esclude Julie dalle sessions di Definitely What!. Quasi interamente strumentale, è un’ orgia di suoni e di virtuosismi ma un po’ fine a se stesso.

La band si ricompone per Streetnoise, dove però le divergenze tra le esigenze commerciali di Gomelsky e quelle artistiche di Brian diventano insanabili fino a dedicare al manager il titolo più pungente del disco. Uno stress che si riflette positivamente sul clima del disco, dalle tracce più bluesy a quelle più speedy, fino a quel piccolo haiku folk firmato dalla Driscoll che è A Word Without Color e alla scelta delle covers. La raccolta degli “anni Mod” raccoglie invece 21 tracce dei primi anni di carriera di Brian. È il suo lato più accessibile quello che affascina i mods, intriso di musica nera (R ‘n B, gospel, blues, soul) e fischiettante di Hammond B-3 come una chioccia su una pista da ballo. Spettacolo.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

51tZ-lgf2DL.jpg

Brian Auger & The Trinity - 1968 - Definitely What!

TOP_ModTears.jpg

JULIE_DRISCOLL_&_BRIAN_AUGER_OPEN-325712.jpg

SERGE GAINSBOURG – Songs on Page One (Èl)

1

Non fosse morto e sepolto da 18 anni sarebbe il personaggio perfetto per la società dei blog e del gossip online che nostro malgrado siamo costretti a subire. E di certo sarebbe molto più intrinsecamente morboso leggere qualche porcata sul Maestro piuttosto che leggere delle boiate sulle meritate botte prese da Rihanna o sugli slip indossati da Britney Spears in ogni cazzo di show dove consegnano alle popstars quei dildo a forma di grammofono.

Serge, perlomeno, era un immorale autentico. Uno che nello scandalo ci sguazzava come una scrofa nella fanghiglia. Scandaloso e perverso, incestuoso e trasgressivo, sfacciato e iconoclasta con una carriera che fonde a meraviglia vita privata e vita pubblica. Tutto condotto e recitato con la sua faccia da portiere da albergo a due stelle.

Un uomo da bordello.

Un intellettuale punk capace di far strabuzzare gli occhi di Whitney Houston in diretta TV e di mettersi sempre dalla parte del torto.

Il suo album di debutto uscito nel ’58 è pieno del suo amore per il jazz ammiccante e allusivo. Gli arrangiamenti sono ancora minimi, appena colorati da qualche effetto comico o da latinismi a buon mercato.

Un conformismo che gli servirà come pass-partout per entrare nei salotti buoni della Francia de la vie en rose.

Il genio sregolato è ancora nascosto, in agguato, rannicchiato tra Burt Bacharach e Charles Manson.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro    

41KFJI6345L._SX355_   

DAVE ALVIN AND THE GUILTY WOMEN – Dave Alvin and The Guilty Women (Yep Roc)

0

Molti “restauratori” della roots music americana degli anni ‘80 hanno finito per cedere ad un concetto di musica tradizionale meno feroce e più conforme ai canoni popolari. Prendendosi forse il posto che gli spettava.

Penso a Ramblin’ Jeffrey Lee, certo.

Ma anche a gente come Dan Zanes o Dave Alvin. Gente nata nei saloon a tracannare rum e finita in distilleria a far decantare il proprio dolore, separando il veleno dai resti dei propri bicchieri.

Un dolore che rimane però sotteso, in un disco nato dopo la morte per cancro di Chris Gaffney e per liberarsi della quale Dave ha deciso di mettere su questa gangbang con donne con cui era già stato saltuariamente a letto.

E che ora sono tutte qui, tutte insieme.

A divertirsi e fare di questo cd uno dei più bei dischi di musica tradizionale degli ultimi anni. Ovvio che dovrete prima far pace con mandolini, lap steel e violini, le raccolte della Folkways e le scorregge del Reverendo Peyton che da qualche tempo infestano l’aria.

 

 

                                                                               Franco “Lys” Dimauro