BARRENCE WHITFIELD & THE SAVAGES – Under the Savage Sky (Bloodshot)  

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Ventuno Agosto.

Rientro a casa dalle vacanze.

Rientro a casa che c’è Barrence Whitfield ad attendermi.

E non è poco, per nulla.

È come se ad aspettarmi ci fossero i Sonics, Wilson Pickett ed Esquerita. E volessero fare festa, dopo un’estate che di feste ne ha viste veramente poche. E dopo aver disertato quelle poche che avevo in calendario.

Un po’ come Barrence, che da sempre diserta le pagine delle riviste patinate, non essendo stato invitato. Si spaventano gliele sporchi, schizzandole di sperma punk come fa con la musica soul. Da trenta anni.

Un po’ quello che facevano i Sonics col rock ‘n roll del piccolo Riccardo. Questo almeno dovreste saperlo, se avete messo un disco sul piatto negli ultimi cinquant’anni. Accanto a lui c’è sempre Peter Greenberg, che suonava la lira accanto a Jeff Conolly quando anche lui cantava Skinny Minnie, ma in Massachusetts. L’energia che sprigiona da questo nuovo Under the Savage Sky è identica a quella. Quindi sapete già se può fare al caso vostro o se per voi basta già un disco di Lenny Kravitz o Bruno Mars per essere felici. Se preferite i posti affollati a quelli sudati, insomma. Gli addominali sagomati con l’Arancinotto o la pingue che se ne frega del buon gusto e di MTV.

Ventuno Agosto.

Felice di tornare a casa.

Felice che sia venuto ad accogliermi con un abbraccio, Barrence.

Pochi l’avrebbero fatto.

Te lo restituisco, mentre fuori Dio comincia ad orinare.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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MOTORPSYCHO – Trust Us (Stickman)  

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Space is the place, rivelano al mondo i Motorpsycho su Trust Us. Ancora una volta un richiamo, neppure tanto velato, ai proclami del Dio pagano del jazz Sun Ra, come era stato per il precedente Angels and Daemons at Play. Dal lungo e claustrofobico corridoio dei seventies i mostri norvegesi guardano dunque dritto allo spazio.

Sun Ra è, proprio in quel periodo, uno dei musicisti che più affascinano i Motorpsycho accanto ad altri maestri visionari come John Coltrane, Pink Floyd, Funkadelic, Captain Beefheart, Mercury Rev, Can, Robert Fripp, Gong, Aphex Twin.  

Come loro, i Motorpsycho investono su un’idea di suono babelico che inghiotte e risputa di tutto, dal free jazz all’acid-rock, dall’ambient al metal, dallo space-rock al noise, dalle avanguardie craute alla psichedelia più sperimentale, dal prog al folk stellare. Un senso di libertà compositiva che Trust Us cattura in pieno con composizioni estenuanti per durata ed irrequiete ed evocative per struttura come Vortex Surfer, Radiance Freq., Taifun, 577, The Ocean in Her Eye, Psychonaut. Costituiscono l’asse sperimentale attorno al quale si insinuano brani dall’impatto più immediato (ma per nulla banale) come Ozone, Hey, Jane o la Evernine figlia dei Led Zeppelin di Houses of the Holy e Physical Graffiti, triceratopi hard rock come Superstooge o Mantrick Muffin Stomp e le arie da “domenica mattina” di Coventry Boy. Ora placide, ora melmose, ora mosse e gonfie come sotto un temporale, le acque dei Motorpsycho sommergono le terre emerse, come se ogni cosa vivente fosse condannata all’estinzione e all’oblio.

Il suono e il furore e il mare blu e profondo sono i tuoi soli amici, stanotte. Sorridi, capitano impavido.   

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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