REDD KROSS – Teen Babes From Monsanto (Gasatanka)  

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Monsanto non sta su nessuna cartina geografica. E, per quanto ne so, neppure su molti scaffali di dischi. Non la troverete recensita su Trip Advisor, dunque. E anche sui siti di musica non troverete granchè.

Perché quando viene stampato, per la minuscola Gasatanka Records, nessuno fuori dall’area di Los Angeles sa ancora chi siano i Redd Kross. E anche adesso che è stato ristampato, saranno solo in 250 a metterselo a casa. Non molti di più che una gangbang.

Pubblicato pochi mesi dopo aver modificato la ragione sociale, Teen Babes From Monsanto è insomma il disco-cult per eccellenza nella discografia dei fratelli McDonald. Sei cover più una nuova versione di Linda Blair, dedicata all’attrice che ha segnato l’adolescenza dei due ragazzini più di qualsiasi regina del porno.

Steve non ha ancora raggiunto la maggiore età. Jeff ha appena raggiunto quella per cui puoi tranquillamente andare ad ubriacarti nei pub.

E abitano un mondo fantastico. Con vicini di casa come gli Stooges e le Shangri-Las. Cosicchè non avrai problemi ne’ col veleno ne’ con lo zucchero. E infatti, i Redd Kross non ne hanno ne’ con l’uno (DeuceAnnSavior MachineLinda Blair) ne’ con l’altro (Heaven Only KnowsBlow You a Kiss in the Wind). Sbagliano, stonano, si esaltano, si divertono. Avevate anche voi quell’età lì, ricordate?

E tirano fuori un disco bellissimo. Che dura quanto dovrebbe durare una vera scopata. Non quelle noiose robe tantriche che finisci per sbadigliare. Dico una roba che hai il tempo giusto per godere senza dover simulare alcunchè.  

Voi in quale mondo vivete?

Appendete le camicie alle grucce? I diffusori di vapore ai termosifoni? Le vostre bramosie d’amore alle trecce di Rapunzel?

I Redd Kross suonano anche per voi, qualunque sia il vostro sogno sbagliato.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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THE MEN – Leave Home (Sacred Bones)

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The Men lasciano casa, dunque.

Non prima di averla buttata giù.

Fischia tutto dentro il nuovo disco degli Uomini di Brooklyn.

Un gioco al massacro in cui si scontra la ripetitività ossessiva dei Suicide e del rock krauto, il muro del suono dello shoegaze, il rock sfigurato dei Sonic Youth di Bad Moon Rising, i deliri espressionisti dei Velvet di European Son e del rumorismo industriale dei primi anni Ottanta, il rallenti mortifero del death metal fino alla furiosa discesa nel vortice del post-hardcore. E non c’è modo di risalire, ne’ di trovare riparo. Leave Home apre le fauci su un baratro abissale di rumore in putrefazione tumulandoci con strati e strati di polvere di ferro fino a vederci soffocare.

Nulla viene concesso al bello, men che meno alla pietà.

Provate a ripararvi il capo con il disco dei Beady Eye, vediamo quanto regge.

 

                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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