DETONAZIONE – Ultimi pezzi dentro me 1986/1989 (FonoArte)  

Il nome poteva trarre in inganno con grande facilità. Quando vengono fuori dalle cantine di Udine, del resto, sono gli anni delle esplosioni hardcore e tutta Italia è disseminata di mine antiuomo come Negazione, Contrazione, Maledizione, Disper-Azione, Sottopressione.

Invece, nonostante a storia artistica spenta qualcuno abbia provato davvero ad infilarli nella stessa gabbia con quelle bestie (la raccolta Rovina Hardcore del 1995, su cui la loro Untitled qui recuperata sfrutta con largo anticipo quella frenesia ritmica che poi sarebbe stata spacciata come drum ‘n bass, NdLYS), i Detonazione navigavano dentro una burrasca diversa. Una burrasca durata sette anni e di cui quelli raccontati qui dentro ad un lustro dalla prima raccolta rappresentano l’approdo ultimo, prima del naufragio dovuto alle pressioni artistiche della I.R.A. che dilanieranno il quartetto. Sono gli anni del pasoliniano Dentro me e del semi-live Ultimi pezzi, quello con gli intermezzi che ospitano le smorfie di Piero Pelù.  Poi, nonostante le allettanti offerte per una reunion conseguenti al successo dei La Crus e della loro versione di Dentro me, i Detonazione esplodono veramente, dedicandosi chi al jazz, chi a produzioni dance, chi ancora prestando i muscoli a qualche disco di successo senza perdere la propria follia.  

I Detonazione erano dunque un affare diverso rispetto alla furia del punk, erano più uno specchio per guardare se stessi che una finestra da cui guardare il mondo. Magari provando il medesimo disagio, lo stesso senso di inadeguatezza. Musicalmente, una versione “esistenziale” dei Bisca o dei dimenticati Viridanse, spiritualmente una affinità elettiva con i mai troppo celebrati Matia Bazar.  

Una musica bastarda e irrequieta, priva di schemi definiti, con il sax visionario di Bruno Romani che si innesta su musiche mutanti e mutevoli, avide e spugnose. In grado di assorbire e rimiscelare scorie e fluidi colati giù dai recipienti della musica teutonica, del free-jazz, del post-punk inglese, di certa musica “progressiva” (direi King Crimson, Zappa ma anche Napoli Centrale) e della no-wave newyorkese.

Se i quattro brani di Dentro Me abdicano parzialmente dal percorso inaugurale, sfoggiando atmosfere più ricercate, le tracce di Ultimi pezzi rispolverano la febbrile e contorta meccanica degli esordi (Swing, Alba rossa, I confini dell’essere, Pioggia fredda, Estasi e Tiro), ripristinando quel senso di inquietudine e di anarchia che la musica dei Detonazione si è sempre portata addosso, sin dai tempi di Sorvegliare e Punire.

Un punto di vista differente, quello dei Detonazione. Allora come oggi. Un gioco che conosce la sevizie e l’illusorio conforto della carezza, lo scomposto profilo delle coste mediterranee e il disegno solenne dell’arte teutonica, il magico e ingannevole gioco di luci del prisma e il taglio austero delle sue guglie di vetro.     

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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