GLUECIFER – Basement Apes (SPV)

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Ed eccolo, l’esordio “maggiore” per gli alter-ego degli Hellacopters. A suo modo, un momento storico, l’ulteriore legittimazione del movimento rawk ‘n roll scandinavo a musica “di consumo” anche se mi pare giusto ridimensionare il fenomeno: è pur vero che gli Hives stanno facendo il cuore a brandelli agli inglesi ora che sono usciti su Poptones (e risollevando l’etichetta di Mc. Ghee da morte prematura e certa, NdLYS) e che i Glue e i ‘Copters assieme a molti di quelli che sono rimasti appiccicati alla colla dei primi e alle eliche dei secondi riescono a vender più dischi che manco Wayne Kramer in tutta la sua carriera ma è pur sempre vero che le grosse cifre sono ben altri nomi a farle, dalle scorregge del nu-metal allo stagnante circuito ska-punk e che alla fine tutto il carrozzone nordeuropeo rimane privilegio per pochi.

E che, credevate che tutto il mondo si fosse convertito agli Stooges e ai Cheap Trick o che Radio Deejay potesse passare Ramblin’ Rose mentre voi sonnecchiate davanti alle pagine del Televideo?

No, per Dio, il rock ‘n roll rimane roba per intimi anche se il battage promozionale aiuta a smerciare qualche copia in più e i Gluecifer per l’occasione danno una ripulitina al loro immondezzaio dando un tocco glamour a buona parte del disco scelto per l’occasione (il singolo Easy Livin’, il pop madreperlato di Round & Round, l’oscura cartilagine che sorregge Little Man, il rock sgusciante di It Won’t Be in cui pare di sentire i Guns n’ Roses o i Cult di Wild Flower ustionati dal mellotron) ma certi schiaffoni rimangono tali anche se a mollarteli è un tipo col cravattino in pelle ben adagiato sulla camicia piuttosto che un punkabbestia borchiato e rattoppato di pezze e quindi ecco Reversed, Not Enough For You o Shotgun Seat a ricordarci quello che i Gluecifer rappresentano ancora per l’impero r ‘n’ r mondiale.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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NICK CAVE AND THE BAD SEEDS – Nocturama (Mute)

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Nocturama chiude la trilogia inaugurata da The Boatman‘s Call e proseguita dal mediocre e laccato No More Shall We Part con un’altra raccolta di canzoni dove l’ego di Cave adombra la personalità dei suoi comprimari, fino a costringere Blixa Bargeld a sbattere la porta di casa, alla fine delle sedute di registrazione.

Un disco che si accende solo alla fine, in quel teatrale ed esplosivo finale di Babe, I‘m On Fire dove i Bad Seeds tornano a mettere a ferro e fuoco la città, devastando il villaggio con una cattiveria cui ci avevano ormai disabituato.

Dopo sette anni di musica ben vestita, questi quindici lunghissimi minuti posti a sigillo del disco, sembrano un ritorno alla virilità dei dischi dei primi anni. I Bad Seeds rialzano la gonna del punk-blues e tornano a scoparselo all’impiedi, senza curarsi del sangue e delle lacrime versate dalla propria vittima. 

È il riaccendersi della violenza in quello che sembra un ultimo afflato di energia corale. Il commiato di Blixa.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

Nocturama

FRANZ FERDINAND – Franz Ferdinand (Domino)  

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Puoi divertirti con nulla.

O puoi divertirti coi Franz Ferdinand.

Puoi ballare coi Blur. Oppure, scegliere una strada simile ma meno battuta. Finora, perlomeno.

Perché i Franz Ferdinand paiono destinati a diventare altrettanto grandi. Senza diventare adulti, mi auguro. Spero conservino intatta questa irruenza elegante, come di ormoni messi in fila in rispettoso, anglosassone ordine.

Con riferimenti sottilissimi (i Clash di Justice Tonight su 40’, l’intro lounge di Auf Achse che scivola dalle parti di Badalamenti e John Barry, le chitarre Bauhaus di Michael e poi molto Stranglers, molto Fall, qualche eco Two-Tone, qualche pozza Suede, qualche inedita foto dei Joy Division con Curtis che sorride) che danno da scrivere a noi che abbiamo tempo da perdere e che lusingheranno voi che alle orecchie avete attaccate le gambe e non le dita.

Perchè il fascino di questo debutto sta soprattutto nel tentativo audace di rispettare la dinamica ma non la futilità della musica da ballare. La successione di fiere pennate da combat-rock, incalzanti ritmiche battenti, ombrose liriche transgender da intellettuali new-wave, ska-ttanti divagazioni da shottas giamaicani non ammette pause se non per fare chiasso e scegliere un altro posto dove far appassire il cuore.  

Non ora, non qui. Che Glasgow brucia, adesso.  

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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