LLOYD COLE – 1D Electronics 2012-2014 (Bureau B)  

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Lloyd Cole c’è. Ma non si vede. Ne’ si sente, così come vorreste (vorrei?) sentirlo.

Musica modulare, secondo le istruzioni di Mr. Allen Strange e costruita dopo nottate insonni sul sito di Muffwiggler. Mattoncini Lego di musica elettronica, per capirci.

Spinotti e manopole, secondo la sensibilità sempre più bionica del musicista scozzese. Sono esperimenti di elettronica di uno studente nemmeno troppo brillante. E noi, che ne sappiamo ancor meno di lui, dovremmo valutarlo.

Non lo farò.

Non sarò spietato con te, caro Lloyd. Perché anche io, tanti anni fa, ho finito di fare musica con la chitarra per provare a farla con un sequencer QWERTY. Anche la mia musica, come la tua, non arriva a tutti. Quella che hai messo su disco, stavolta, non arriva a me. Quella che io ho messo su word, non arriverà a te.

Spesso si parla vicendevolmente e non ci si comprende.

O ci si scambiano silenzi. Che vengono interpretati come si vuole, finchè si vuole.

O ci si comprende con un ritardo estremo, quando i ponti di comunicazione sono già crollati ed ognuno è chiuso nel proprio fortino, su sponde opposte.

 

                                                                       Franco “Lys” Dimauro

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THE STRANGE FLOWERS – Aeroplanes in the Backyard (Beyond Your Mind)

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C’è uno straordinario, prezioso senso di leggerezza che pervade la musica degli Strange Flowers. Un senso di quiete contagiosa, epidemica che sprigiona dal fluire avvolgente delle chitarre e dal cantato discreto di Michele Marinò. Un tratto che rimane peculiare anche quando l’unghiata si fa più rapace, come nella bella Helen Says o sulla marcetta di Flaming Mirrors e che solo nelle accelerazioni di Blonde Girls (ammazzata da una errata e disomogenea scelta della “pressione” sulle chitarre) viene sacrificata. Una forza che quando ha la possibilità di mollare gli ormeggi, come lungo i sette minuti di Spot in the Sunshine, sembra davvero capace di prendere quote altissime. Peccato per il finale “nascosto” davvero off-topic, tanto di cattivo gusto e inutile quanto è invece delizioso l’incipit affidato al coro vociante e sognante di bambini perduti dietro i loro aquiloni.


                                                                              Franco “Lys” Dimauro

 

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NIGHTINGALES – Insult to Injury (Klangbad)

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Il primo bel disco del nuovo anno arriva da lupi di vecchio pelo: sono i Nightingales di Birmingham, scapigliati maestri del post punk colto degli anni Settanta, riformati da qualche anno malgrado fossimo in pochi ad averne sofferto l’assenza.

I Nightingales di Insult to Injury lavorano su un substrato chitarristico velvettiano (Kirklees Ken) e doorsiano (Brownhills United) che sfocia spesso in pura tensione epilettica (Old Fruit, Little Lambs, Big Bones) come nei presepi horror di Fall e Wire. È sopra questo sudiciume elettrico che Robert Lloyd stende il suo freddo ed implacabile sarcasmo di un surrealismo agghiacciante. Un disco che si mangia decine e decine di bands di pischelli che fanno i fighi su Myspace e cianciano, a vanvera, di post-punk.       

 

                                                                     Franco “Lys” Dimauro

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DEAD MOON – Dead Ahead (Music Maniac)

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Una storia vissuta ai margini con una pervicacia spossante condivisa con pochi, fedelissimi amici quella del Fred Cole post-Lollipop Shoppe:un paio di musicisti (tra cui sua moglie) e un paio di discografici (tra cui se stesso) cocciuti quanto lui. Pochi altri. Forse è anche questa la ragione di una integrità artistica che non conosce rivali, impermeabile alle infiltrazioni esterne, un battello ubriaco che viaggia sotto l’icona di una luna (ovvio) scheletrica. In questo mondo di merde hi-tech i Dead Moon continuano a registrare in mono con un vecchio aggeggio del ’54 e a suonare, fottendosene di quello che passa il governo (o le college radio, che spesso si equivalgono), come se fossero la versione “raddrizzata” degli Elevators o quella garage dei Pere Ubu. E qui dentro War Is Blind suona come la loro Final Solution. Tutto nel loro stile ipnotico, scarno ed essenziale.                                                          

                                                                                              Franco”Lys” Dimauro

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