THE STORKS – Back Up # 2 (AUA)

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Era bello credere, una manciata di anni fa, che i semi sparsi dalle rigogliose mani di bands come Pretty Things o Shadows of Knight potessero trovare terreno fertile anche qui in Italia.

Era bello crederci e per un po’, almeno finchè le fronde degli Storks furono verdeggianti e ombrose, il sogno divenne tangibile, vero, palpabile, REALE.

Autori di uno dei demo più devastanti che l’Italia fuzzedelica degli anni ottanta ci abbia regalato, i pisani Storks furono un gruppo fuoriclasse, capace di aprire per una band come i Pretty Things così come di suonare dal vivo l’intero repertorio dei Tell-Tale Hearts oltre che di maneggiare le marracas come fossero due bombe ad orologeria.

Sanguigna come poche altre demos, Feelin’ Crawly vibrava di fuzz guitars assassine scosse dal vigore R ‘n B che aveva acceso la miccia nei dischi di Faires, Outsiders, Q65, Shadows of Knight, una furia che solo negli ultimi anni si sarebbe in parte stemperata nei toni più’ black di un suono che si colorava di memorie quadropheniche rendendo omaggio a maestri come John Lee Hooker o Allan Toussaint.

Quando, qualche anno dopo, fui coinvolto nella scelta delle selezioni per una serie di compilazioni retroattive chiamate Pepite, la cometa Storks aveva giá solcato i nostri cieli lasciando dietro se una scia che avrebbe generato altri astri come Boot Hill Five o Standarte.

Inghiottita nel buco nero di chissà quale galassia, quella meteora viene ora risputata fuori dalla macchina del tempo di Back Up parandoci innanzi questo disco che costringerà molti a fare i conti con la propria disattenzione di allora o con la distrazione degli anni successivi.

È bello e sorprendentemente eccitante anche per chi, come me, di questi 29 documenti sonori ne aveva già carpito il segreto anni fa, sorprendersi della freschezza di un suono che nessuna via Slintiana di dissolvenza cromatica, nessuna ultratecnologica strategia di combustione ritmica, nessun simulacro di morti apparenti potrá mai cancellare dai nostri cuori.

The sound of now. And from now on.

                                                                                             Franco “Lys” Dimauro

Back+Up+Series

 

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MADNESS – Absolutely (Stiff)  

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Il miglior antidoto alle ansie depressive della new-wave più cadaverica ed esistenzialista dell’Inghilterra del dopo punk. Roba che ti illude di poter uscire sotto la pioggia senza bagnarti. Passando attraverso le gocce, muovendosi goffamente a passo d’oca. Facendo dell’ombrello un accessorio esclusivamente estetico, come quello esibito da Mike Barson a mo’ di bastone proprio sulla copertina di Absolutely. Una bacchetta magica anziché uno scudo.

Absolutely arriva a pochi mesi dal debutto e, seppur mostrando il medesimo lato sbruffone della favolosa band londinese, mostra la prima dilatazione del mantice ska verso le direzioni più pop che verranno intraprese in maniera più marcata con i successivi album della “maturità” dove lo scollamento dalle scelte iniziali si farà più deciso e la ricerca melodica avrà la meglio sulle esigenze ritmiche di “genere”. Un equilibrio che invece Absolutely riesce a sostenere senza alcuna fatica inanellando una trascinante serie di sketch dove le due facce, quella allegra e spensierata e quella che pare scegliere un profilo meno esuberante, convivono in totale simbiosi.

Quella lacrima leggera che via via scivolerà lungo le guance di questi piccoli artificieri del pop inglese non ha ancora scavato il suo solco leggero.

I clown hanno facce buffe, pantaloni capienti e, davanti, tutto il tempo del mondo.

Sono ancora tracotanti di adolescenza e vogliosi di farsi beffa di se stessi e degli altri (Solid Gold è un omaggio/sberleffo alla scena rockabilly che sta nascendo sull’onda dell’onda emotiva per la scomparsa di Elvis) allestendo un tendone da circo affollato di personaggi carichi di nostalgia, rimpianti, vizi e contraddizioni e una sequenza di canzoni-proiettile (Baggy Trousers, E.R.N.I.E., Close Escape, On the Beat Pete, Disappear, You Said) cui è quasi impossibile sfuggire.  

 

                                                                       Franco “Lys” Dimauro

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