THE SACRED SAILORS – Golden Dawn (Pitshark/Bam Balam)

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Finalmente, due anni dopo il bel 7” su Crusher, eccoci tra le mani il primo CD degli svedesi Sacred Sailors a sviluppare quanto lasciato intuire da quel debutto: i marinai si muovono su un vascello che galleggia tra le onde di un suono tipicamente ‘70, con qualche richiamo di classe all’acid-rock peso dei tardi sixties. Nomi grossi, pesanti cui i Sacred Sailors si ispirano ma a cui certo è ancora presto per essere comparati.

Perché se non è l’energia e il buon gusto a difettare, c’è ancora da lavorare sui brani per far loro raggiungere la statura che certi paragoni impongono. Prendiamo un pezzo come Hard to Find, con quel riff ripetitivo e meccanico tanto QOTSA (ma anche Monster Magnet) che però fatica a sollevarsi. Un classico mancato. E, un po’ ovunque, una voce che spesso modula in maniera poco opportuna e un timbro di chitarra ancora troppo indeciso, anonimo, incerto. Solo questione di tempo.

 

Franco “Lys” Dimauro

 

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LOS CHICOS – In the Age of Stupidity (Dirty Water)

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L’aneddoto è ormai di dominio pubblico: ad una conferenza stampa tenuta a Madrid in occasione della sua partecipazione all’edizione 2005 del Metrorock, Mr. Beck Hansen, magliettina rossa e cappello bianco a falde calato sul viso, risponde alla domanda di un giornalista locale su quale sia il suo gruppo spagnolo preferito con una risposta perentoria e, forse, inaspettata: “Mi garbano i Los Chicos”.

Traducendo per gli italiani, come se Adele dichiarasse ad Alfonso Signorini che la sua band italiana preferita sono i Tunas.

Alfieri madrileni del rock ‘n roll e dell’esportazione su larga scala del Calimocho i Los Chicos sono ormai in giro da un bel po’ realizzando dischi, partecipando a dischi-tributo e portando ovunque la loro miscela di garage-punk, power pop, pub-rock, blues scollacciato e country imbevuto nel cuba libre. Tutta robaccia di cui è pieno anche questo loro quinto album, creatura che pare nata da un incesto tra il super-rock dei Fleshtones, il punk amaro dei Replacements, il country da rednecks degli Horseheads e l’immondezzaio garage dei Mighty Caesars sconfinando talvolta in una sorta di piacevolissimo bubblegum da cantina che pare una versione zozza dei Green Day. Se questi avessero ascoltato più i Long Ryders e Chuck Berry che i Van Halen, ovviamente. ¡Uno! ¡Dos! ¡Tré! ¡Los Chicos!   

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro

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