THE STEMS – Heads Up (Shock)    

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A vent’anni dall’album che garantì loro l’ingresso nel firmamento dell’aussie-rock tornano in pista gli Stems. Non so capacitarmene, ma pare che la coppiera dell’elisir di giovinezza sia davvero custodita nella terra di Oz. Anche il nuovo Stems è infatti un disco stupendo, sin dalla copertina. Probabilmente mi farò qualche nemico, ma trovo Heads Up perfino superiore ad At First Sight: più a fuoco, meglio definito. E di certo meglio prodotto. Tastano il culo a chiunque e quando affondano la mano, toccano bene: dal folk-rock (le chitarre scintillanti e balsamiche di Surround Me) al power-pop, passando per il R’n B bianco dei mid-60’s (il taglio Backdoor Men di Leave You Way Behind, l’ossequio sfacciato agli Yardbirds su She Sees Everything) e il garage (la stordente Hellbound Train o il tiro-Prisoners di Get to Know Me). Bentornati Stems.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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