GOLDEN DAWN – Power Plant (International Artists/Charly)

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Inaugurato dallo splendido box Never Ever Land, prosegue il lavoro di riedizione dei classici psych della IA, la label di Lelan Rogers dalla quale transitarono tutte le migliori bands texane dei 60s, molte delle quali fortemente plagiate dagli Elevators. Come i Golden Dawn di Gorge Kinney, compagno (di merendine prima e di droghe dopo, NdLYS) di Roky Erikson. Power Plant non ha nulla da invidiare ai dischi dei “fratelli maggiori”, dalle “piantine” fluorescenti disegnate da George Banks alle pillole infette di punk acido come Evolution, Starvation, My Time, A Nice Surprise racchiuse dentro. Bacche psichedeliche piantate nel terreno della musica folk che fiorivano di arborescenze allucinogene di cui il tempo ha mantenuto intatto il valore mind-expanding: staccate l’impianto home-theatre dalla vostra tivù (che tanto per ascoltare le vostre fiction di preti, poliziotti, infermieri e medici due speakers bastano ed avanzano, NdLYS), ficcatelo all’uscita dell’hi-fi e iniziate il vostro viaggio.

 

                                                           Franco “Lys” Dimauro

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MOTÖRHEAD – Motörhead (Chiswick)    

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Ritorna a 30 anni esatti dalla sua uscita (con la classica warpig-head in cromatura argentata, come la prima tiratura del disco, NdLYS) lo storico esordio dei Motörhead, la testa d’ariete che per prima sfonderà le porte alle truci sonorità del metal a venire. Un suono talmente forte, nuovo ed eccessivo che l’album sarà, a livello produttivo, un fiasco totale contribuendo ad incollare alla nuova band di Lemmy, da poco transfuga degli Hawkwind, l’etichetta di “peggior band del mondo” e che solo con Ace of Spades giungerà al suo acme. Analogamente a quello, Motörhead rimane un album che uccide, con stilettate come Vibrator, Motörhead, White Line Fever e lo sporchissimo blues di Born to Lose. Lemmy si porta dietro il suo bagaglio di rock ‘n roll visionario e lo scaglia oltre il muro del punk, con una forza di devastazione analoga se non superiore.

 

                                                                    Franco “Lys” Dimauro

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