THE MIRACLE WORKERS – 1000 Micrograms of The Miracle Workers (Sounds Interesting)  

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Seppure alla fine sia stata la storia a dar loro ragione facendone un gruppo simbolo per almeno tre categorie di musicisti (i maniaci del garage-punk più intransigente, i fedeli al verbo Stoogesiano, i grungers più sporchi), dei Miracle Workers sembra essersi perduta la memoria anche in un mondo (quello virtuale) in cui si tende a celebrare tutto. Davvero incomprensibile, per una band che ha pubblicato almeno tre dischi fondamentali per capire la nascita e l’evolversi dei fenomeni di cui sopra. Originari di Portland, Gerry Mohr e Matt Rogers frequentano con insistenza il negozio di strumenti di Fred Cole (ex leader dei Weeds e dei Lollipop Shoppe durante l’epoca beat e in quel momento impegnato a sporcarsi le mani col punk insieme ai suoi Rats, NdLYS) e si innamorano di quella musica che, senza grande abilità tecniche, riesce a portarti via l’anima: è la musica delle minuscole band pre-punk degli anni Sessanta che è stata mitizzata da Nuggets. Assieme a Joel Barnett e Ron Sheridan mettono su un gruppo che già dal nome paga il suo debito a quell’epoca. Scrivono i primi pezzi, utili per allungare una scaletta che prevede una serie infinita di cover beat/punk. Ad innamorarsi di loro per primo è un altro cultore della musica degli anni Sessanta: Dave Gibson della Moxie. L’uomo che ha tirato fuori dal nulla gli Unclaimed. È lui a far esordire i Miracle Workers, con un EP cui segue a ruota, dopo qualche aggiustamento nella line-up, un mini-LP intitolato 1000 Micrograms of The Miracle Workers che aumenta il dosaggio di quegli ingredienti che facevano capolino sui quattro pezzi dell’esordio. Due cover, quattro originali. Tutta roba grezza, approssimativa, dilettantesca, cruda.

Punk suonato da un complesso beat. O il suo esatto contrario. In una specularità perfetta ed Escheriana. Compiendo il miracolo.    

                                                                       Franco “Lys” Dimauro

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