THE GERRY ALVAREZ ODYSSEY – Omega Tea Time (Ricochet Sound)

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Non è che se da adolescente sei stato dentro la più selvaggia garage band del mondo sei costretto a suonare quella roba lì per tutta la vita. Altrimenti non si spiegherebbe come Robert Jelinek abbia deciso di fare musica così mediocre.

Gerry Alvarez, per esempio, non lo ha fatto e la sua svolta del dopo-Gruesomes è lampante.

Probabilmente non ha venduto i suoi 45giri dei Lutins e dei Miserables ma ha comunque acquistato una gran quantità di roba inglese. Scommetto non solo roba d’epoca ma anche un po’ di brit-pop moderno, diciamo dai Charlatans in poi.  

Solo che della psichedelia che la copertina vorrebbe evocare non è che ci sia tanto. Vocali allungate fino a farti venire la pelle color bile e una flemma imperturbabile che si stende su tutto il disco rendendolo di una uniformità alienante. E onestamente andare in trip per noia non è il massimo dell’elevazione psichedelica.

 

                                                                           Franco “Lys” Dimauro

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FRIJID PINK – Frijid Pink (Repertoire)    

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Credo che pochi abbiano dimestichezza con questo moniker apparentemente impronunciabile. Ma chi ha memoria della Detroit inquieta dei tardi anni Sessanta ricorderà che, all’epoca, i Led Zeppelin aprivano per loro e non viceversa. E anche il presidente Nixon li considerava tra le sue bands preferite.

Poi la storia ha seguito il suo corso e sui Pink è calato l’oblio, appena rischiarato dalla venerazione dei seguaci dell’hard-psichedelico di varia guisa ed estrazione, Dave Wyndorf compreso. La ristampa del loro debutto arricchita da cinque bonus tratte dai 45rpm dello stesso anno riapre le porte a questo suono fortemente compromesso col blues, secondo il gusto del periodo, ma pregiudicato da una marcata predisposizione alle alterazioni psichedeliche e dall’amore per i volumi efferati. Un disco che ha resistito con gran dignità all’erosione del tempo e che i fanatici di bands come Guess Who o Amboy Dukes non dovrebbero trascurare.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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