DANKO JONES – We Sweat Blood (Bad Taste)

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Forte di un successone come quello riservato da Nord Europa e Canada al precedente Born a Lion, ecco riemergere la furia hard ‘n roll dei Danko Jones. We Sweat Blood, muovendo con maestria le medesime pedine, potrebbe ora raccogliere anche di più visto che mostra un terzetto in gran forma e in grado di dosare con precisione quasi farmaceutica gli ingredienti che ne hanno forgiato lo stile. Chi ne ha criticato in passato l’attitudine seventies quasi parossistica dovrà chinare il capo davanti alla capacità manifesta di saper scrivere rock songs allo stesso tempo abrasive e penetranti senza cadere nel tranello del grazioso paraculismo, altrimenti detta sindrome da hit. We Sweat Blood diverte e carica, come ogni buon disco di rock ‘n roll dovrebbe fare, flirta col garage alla Hives (I Want You, Wait a Minute, Home to Hell), com l’hi-energy rock ‘n roll degli ACϟDC (Hot Damn Woman), con il kitsch metallico di Danzig e Alice Cooper (Forget My Name, Love Travel) e con l’alito pesante di Grand Funk e Blue Öyster Cult (I Love Living in the City, We Sweat Blood) e ti mette dell’umore giusto per spaccare lo schermo della TV e vedere Emilio Fede liquefarsi ai tuoi piedi. Hanno un po’ le facce di chi sta lì giusto per romperti i coglioni ma perlomeno loro non si arrogano il diritto di farlo a reti unificate. Anche se sul “politicamente scorretto” la gara sarebbe bella pesa.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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AA. VV. – Psychedelic States: Florida in the 60’s # 1 / 2 / 3 (Gear Fab)

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Si intitola Psychedelic States la più recente collana di delizie sixties ideata da Roger Maglio per il suo catalogo Gear Fab.

Come per le storiche Highs in the Mid-Sixties o le compilation della Eva si tratta di raccolte che si fanno scrupolo di dare un esauriente spaccato di quelle che erano le scene locali popolare da teenagers folgorati dal suono beat e dalle sue contaminazioni.

I primi tre volumi sin qui pubblicati si occupano della florida scena che ruotava attorno ad Orlando, sede della stessa etichetta.

A differenza di altre collane simili la scaletta di Psychedelic States è appesantita da parecchia roba proto-psichedelica e neo-freak che certamente da un lato (e questo mi pare lo scopo principale del progetto) ne sublima il valore storico ma dall’ altro rende disomogenea la sua fruibilità.

Le esaurienti note di copertina e la presenza di foto in parte inedita rende tuttavia le P.S. un utile supporto per quanti si vogliano documentare con dovizia di particolari su band come We the People, Montells, Tasmanians, Modds. ecc.

Alcuni anthem sono da antologia del garage punk americano: Baby dei Tasmanians (#3), Keep In Touch dei Canadian Rogues (#1), Cheatin’ dei Joshua Dyke (#1), Empty Heart dei Modds (#2), la deragliante It‘s Trash dei Cavemen (#3), I‘d Glad to Pay dei Lost Generation (#2), You Can‘t Make Me dei Montells (#3)…e di questo infatti si tratta. Una gran bell’antologia di quanto queste minuscole garage bands hanno lasciato come eredità.

Il plurale del titolo mi lascia ben sperare che la Gear Fab abbandoni limiti campanilistici per dedicarsi con lo stesso criterio agli altri stati dell’Unione.

Ma voi iniziate a recuperare queste pepite.

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro

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