THE JAM – All Mod Cons (Polydor)  

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Sul primo vagone del terzo album, i Jam danno l’ultimo saluto al punk che è appena passato. È la breve canzone che dà il titolo al nuovo album. Il disco che segna per il trio londinese lo scarto deciso dalla furia dei primi due album e la virata verso un approccio più mite e ad una scrittura più ponderata, meno “di petto”.

All Mod Cons lascia dunque la corsia del punk e si avvia vigoroso ma anche un po’ malinconico verso lo svincolo dell’età adulta, portando con sé il disgusto dell’adolescenza che è ancora quello ribelle di My Generation degli Who ma è ora, soprattutto, quello amaro di A Well Respected Man dei Kinks.

Weller per la prima volta (succede in English Rose) si apparta anche dal resto della band, alla ricerca di una individualità nuova che è già lontana dal branco mitizzato dai mod, dai rockers, dai punk, fiero di mostrare le proprie ferite e i propri amori (sentimentali e musicali). Ecco così uscire dal salvadanaio i soliti Who e Kinks (omaggiati apertamente su singolo e su album con So Sad About Us e David Watts), ma anche i Beatles (il giro di basso di To Be Someone rubato a Taxman) e gli Small Faces (la coda baluginante di effetti psichedelici di In the Crowd).

Diventare grandi tenendo ancora la mano di papà. Imparando ad inciampare. Rialzandosi.  

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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