MOTHER’S FINEST – Mother’s Finest/Another Mother Further/Mother Factor/Live (Raven)  

Incidono ancora dischi e fanno ancora concerti. Sono una delle prime band a tentare la fusione tra il groove del funk e le chitarre della tradizione rock, quando ancora il crossover non si sapeva cosa fosse, bilanciate secondo la genetica razziale che contraddistingue il gruppo: 4/6 black e i restanti due/sesti, bianchi.

Una roba talmente pregna di ormoni che gente come ACϟDC, Ted Nugent, Humble Pie, Black Sabbath e Aerosmith la usarono spesso per scaldare il pubblico accorso ai loro concerti. Il cuore della loro discografia è il materiale pubblicato per la Epic fra il 1976 e il 1979, ovvero la tetralogia appena ristampata in doppio CD dalla benemerita Raven ed incisa in accelerazione per recuperare il tempo perduto fra il disco di debutto e il successivo a causa della scissione del contratto per la RCA. Sono gli anni in cui la black music domina le classifiche e le sale da ballo e l’hard rock riempie gli stadi. I Mother’s Finest si prendono le une e gli altri in virtù di un repertorio che riesce a fondere sapientemente, soprattutto sul disco omonimo, la spinta ritmica della prima e gli accesi riff del secondo. Canzoni come Fire, Rain, Niggiz Can’t Sang Rock ‘n Roll, Give You All the Love esplodono di carnalità soul e di lampi elettrici figli di Hendrix e Sly Stone forgiando uno stile che farà proseliti sia nelle terre emerse del pop (Lenny Kravitz, i Living Colour, i Red Hot Chili Peppers) che in quelle sommerse (i BellRays, gli Excitements).

La formula viene replicata su Another Mother Further dove però a fare la figura del mostro è la versione di Mickey’s Monkey dei Miracles adattata sul riff di Custard Pie lasciando carta bianca alla produzione di Tom Werman per adagiarsi su qualche clichè che ammoscia la virilità della band. Ma è con il comunque pregevole Mother Factor e la complicità di Skip Scarborough (autore per Earth, Wind & Fire, Anita Baker, Philip Bailey, Bill Whiters fra gli altri, NdLYS) che i Mother’s Finest si abbandonano ad un suono più ammiccante e pomicione (Love Changes, I Can’t Believe). L’ovvia celebrazione live arriva nel 1979 col disco registrato in tour e le chitarre che tornano a ruggire come leoni della savana su Fire, Mickey’s Monkey e sulle cover hard/funk di Somebody to Love e Magic Carpet Ride o a dribblare col basso e le tastiere nelle orge Clintoniane di Baby Love o Watch My Stylin’.

Sudore, sperma, sudore. Well cum, Mother’s Finest.

  

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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