JOHNNY CASH – Johnny Cash Remixed (Compadre)

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L’idea non è nuova. In tempi recentissimi gente come Everlast o Alabama 3 sulle carcasse di bue lasciate sul campo dal cowboy Johnny Cash hanno costruito parodie, monumenti e fortune. Operazioni che faranno inorridire i puristi, un po’ come successe al cadavere di Elvis sei anni fa ma che hanno il merito di riaggiornare un linguaggio obsoleto come quello della country music con un’ iniezione di ritmo e grooves più o meno efficaci. Un’opera di urbanizzazione selvaggia, come la costruzione di un villaggio Valtur sulla Costa Azzurra: i fondali rimangono bellissimi ma li si guarda affacciati da un lastrone di cemento e non dagli scogli abitati dai paguri. Detto questo per rabbonirmi gli ecologisti, l’operazione Remixed non mi scandalizza e regala buoni momenti (i morbidissimi liquami gangsta versati da Snoop Dogg su I Walk the Line, il funky robotico di Philip Steir su Get Rhythm, la moderna mise scelta dagli Heavy per Country Boy soprattutto) che sdoganeranno l’Uomo in Nero anche tra gli amanti delle piste. Quelle luminose e quelle di polvere bianca.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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HEAVY TRASH – Heavy Trash (Yep Roc)

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Quando i Blues Explosion sono diventati ormai una istituzione per la scena rock ‘n roll internazionale, Jon Spencer sente il bisogno di costruirsi una casetta rustica. Una sorta di rifugio ecocompatibile dove coltivare le sue vecchie passioni per il rockabilly, la country music, il soul e la musica rurale con cui è in parte cresciuto e di cui si era innamorato durante la sua adolescenza ascoltando Exile on Main Street degli Stones e i dischi di Presley. Quella casetta in legno, sperduta nelle campagne del New Jersey, si chiama Heavy Trash. Ad abitarla sono lui e Matt Verta-Ray, l’amico degli Speedball Baby con cui Jon ha condiviso gli angusti spazi dei camerini in diverse date della sua Blues Explosion parlando della Sun Records, del suono di Memphis e del timbro delle chitarre prodotte in Giappone negli anni Sessanta come Fujigen e Zim-Gar. Quello che i due registrano dentro quella capanna di legno viene pubblicato adesso dalla Yep Roc con lo stesso nome scelto da Spencer e Verta-Ray. Che sono in due, ma non sono da soli in questo disco in cui ci sono ben diciotto musicisti e vocalisti di supporto, nascosti chissà grazie a quale macumba dietro le musiche rachitiche dei due musicisti di New York. E che realizzano un disco che piacerà più a chi amava Hasil Adkins, i Beasts of Bourbon o i Gallon Drunk che a chi ha visto la luce quando ha messo sul piatto Acme o Orange. E che pure sarà costretto a farselo piacere, per rispetto del cast.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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