THE LORDS OF THE NEW CHURCH – Los Diablos (Easy Action)  

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La fine del regime di Francisco Franco trovò una Spagna assetata e vogliosa di mettersi al passo con le democrazie politiche e culturali del resto dell’Europa.

La Movida Madrileña cercò in fretta di recuperare il gap che separava la terra spagnola dalle altre metropoli europee facendo da aratro per la nascita della controcultura di Madrid e del resto del paese. Ispirata da questi fermenti, la TVE inserì nel suo palinsesto un programma che si ispirava palesemente al celebre The Tube della televisione inglese, ospitando in studio i protagonisti della new-wave mondiale (Tuxedomoon, Psychic TV, John Foxx, Violent Femmes, Cabaret Voltaire, Gun Club, Johnny Thunders, Alan Vega e moltissimi altri). I Lords of the New Church furono ospiti in studio per due volte, mettendo in scena la loro consueta messa deviata dal sesso e dalle droghe, con Bators intento a “spezzare il pane” e offrirlo ai suoi discepoli che, nonostante il loro disco di debutto non sia uscito da poche settimane, sono già tanti.

Sono i due show (con scaletta praticamente identica) del 15 Luglio 1983 e del 2 Gennaio 1984 documentati per intero sul DVD appena pubblicato dalla Easy Action (disponibili finora solo come bootleg illegali su un blog privato, assieme a tutta la serie completa dei live per il programma spagnolo, NdLYS), il secondo dei quali (con l’eccezione di un paio di brani) viene anche pubblicato come cd audio andando ad alimentare la lunghissima lista di dischi postumi della band di Stiv Bators senza rivelarci nulla più di quanto sapessimo. Tutti i demoni interiori di Stiv vengono esibiti e a tratti disinnescati dentro un bubblegum punk dai tratti gotici che ben si sposa con l’apoteosi dark che si respira nell’Inghilterra del reflusso punk.   

Nulla era cambiato rispetto ai Dead Boys. Hilly Kristal era stato gabbato. La Sire era stata gabbata. Sotto di loro, una folla di voci urlanti aspettava il suo turno.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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LINK WRAY – 3-Track Shack (Ace)  

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Dopo il rumoroso tour con i Raymen lungo la costa est degli Stati Uniti, Link Wray sente l’esigenza di riposarsi e mettere a tacere il fuzz che lo ha reso famoso. Si ritira quindi nel ranch del fratello Vernon a respirare l’odore dei campi. La sera, sfinito ma soddisfatto del lavoro, mette le mani sulla sua chitarra folk e improvvisa un repertorio che della terra conserva intatto il profumo. Il fratello, piacevolmente incuriosito da quelle canzoni, improvvisa un minuscolo studio di registrazione nel pollaio e invita Link a registrare quei brani scritti assieme al percussionista Steve Verroca. Viene fuori così la trilogia di album raccolti su 3-Track Shack pubblicati tra il 1971 e il 1973 (dopo un tentativo fallito di approdare alla Apple dei Beatles, NdLYS) su Polydor e Virgin che rappresenta un decisivo taglio con il sound ribelle dei Raymen e che si abbandona definitivamente ad un abbraccio con la musica delle radici. Country, blues, folk. Musica acustica, docile, onesta su cui Link adesso non ha nessuna remora a cantare o ad affidare il compito ai suoi fidati musicisti. In uno spirito del tutto nuovo che lo avvicina ai capolavori di Van Morrison e degli Stones campestri. Dischi che spiazzano il pubblico del musicista di Dunn, secondo le previsioni (e la volontà) degli stessi fratelli Wray e che invece sono avvolti da una pellicola di bellezza taumaturgica. Piccoli vagoni che attraversano la campagna americana senza aggredire il territorio, in processione discreta e riguardosa. Il potere annichilente delle prime registrazioni è ovviamente un ricordo lontano e dentro questi dischi si respira la stessa aria di quiete che Link aveva cercato rifugiandosi nella fattoria del fratello.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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