MOTÖRHEAD – Bomber (Bronze)  

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Il 24 Agosto del 1979, dal palco di Reading, Robert Smith dedica la sua Object al “magnifico Lemmy”. Scatenando l’entusiasmo della folla. Perché quella sera, dei trentacinquemila spettatori accorsi all’apertura della diciannovesima edizione del Festival inglese, trentamila sono lì per fare l’headbanging sotto la pioggia di missili dei Motörhead. Quattromila sono lì per i Police. Gli altri mille sono quelli che fanno la coda ai bagni durante il set dei Tourists che hanno l’ingrato compito di fare da anello fra il set dei primi e quello dei secondi.

Perché nessuno può suonare dopo i Motörhead.

Non nel 1979.

Non quando hai sul mercato un disco come Overkill.

Quello che stanno finendo di registrare proprio in quei giorni si intitola Bomber. Come la novella di Len Deighton dove lo scrittore racconta con spietata freddezza 24 ore di bombardamento aereo.

Non ci sono vinti, ne’ vincitori. Semplicemente gente che muore e gente che, nonostante tutto, resta viva.

È un libro che Lemmy ha letto e riletto e che si adatta alla perfezione al raid sonoro della sua band.

Anche sotto la loro musica, non sei che un bersaglio.

Il disco esce alla fine di Ottobre, chiudendo con la grazia di una mazza chiodata quell’anno di borchie e metallo. La forza d’urto del disco precedente è leggermente attutita da un paio di episodi come Sweet Revenge e la Step Down che prepara il palato ai tanti golosi degli assoli metallici che riempiranno gli stadi negli anni Ottanta. E non solo quelli dove suonano i Motörhead.

Quando il Primo Dicembre Eddie bussa alla porta del bagno della sala prove per annunciare a Lemmy che il loro disco è al trentacinquesimo posto in classifica, Ian Fraser alza gli occhi al cielo continuando a pisciare, per vedere, qualche gradino sopra di lui, cosa custodiscono  Frida e Agnetha sotto quelle gonne insopportabilmente lunghe.

Poi si gira verso la porta. “Arrivo!”

 

                                                                       Franco “Lys” Dimauro

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MOTÖRHEAD – Overkill (Bronze)

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Phil Taylor si siede sullo sgabello, in attesa che Lemmy ed Eddie arrivino in studio, fedeli al loro ritardo. Ha appena montato una seconda cassa alla sua batteria.

Accende una sigaretta, la poggia al bordo del timpano, avvicina lo sgabello, mette i piedi sui due pedali.

E comincia a correre. Veloce. Sempre più veloce.

Eddie e Lemmy arrivano portando sei bottiglie di Jack Daniel’s. Danno un sorso inaugurale brindando alla salute di Phil. Poi accendono gli ampli e imbracciano gli strumenti e cominciano a correre. Pure loro. Al passo folle dell’amico.

È così che nasce Overkill, il pezzo che trasforma i Motörhead nella devastante e feroce macchina da guerra che tutti impareremo a riconoscere all’orizzonte, anche con gli occhi bruciati dalla polvere e dal fumo. A tenerle compagnia, sull’album cui offre il nome, altri nove brani. Nessuno altrettanto veloce, nonostante l’inganno che introduce Capricorn. Ma tutte altrettanto sature di odori penetranti di alcol e di bagni sbrodolanti.  

Quando riaprono la porta dei Rondhouse Studios, con le pareti che vomitano tabacco e whisky, è l’alba dello speed metal. Lemmy sorride, sornione e beffardo, raschiandosi i porri con i calli della sua mano sinistra. Ha già ingannato la Bronze spacciandole Louie Louie per un pezzo heavy metal. Di quegli idioti là fuori che stanno cercano un nome nuovo da dare al suo rock ‘n’ roll non sa cosa farsene.

Il Rock ‘n’ Roll non meriterebbe il nome che ha, se non te lo facesse duro. Non sprecarlo. Tienine sempre una buona riserva per te. Comunque sempre più di quanto ne sia necessario.   

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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