SAVAGES – Long Live You (Half a Cow) / AA. VV. – Standing in the Shadows (Corduroy) / AA. VV. – Born Out of Time (Raven)

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Se di recente siete impazziti per i Gallery of Mites DOVETE immergervi nella sbornia Detroitiana di Long Live You dei Savages, band di Fagersta totalmente persa in un vortice di Stoogysound malato dove il wah wah ti scava le viscere come succedeva nelle fogne di Fun House. Devastanti. Edito da Corduroy, Standing in the Shadows è il plateale inchino al genio dei primi Stones, quelli nati fra i solchi di Muddy Waters e seppelliti pochi anni dopo ad Altamont. Quelli del R&B sputato misto a catarro sui vestitini dei Beatles e del caschetto biondo del folletto Brian. Ancora così grezzi e perfidamente naif da offrire giusto riparo alle brame da rockstar di migliaia di beats, anche 40 anni dopo. È col giusto rigore e rispetto che al loro repertorio si accostano Headcoatees, Tell-Tale Hearts, Others, Sailors, Breadmakers, Puritans, Shutdown 66, Sexareenos e le altre 13 bands coinvolte, per un risultato davvero più che dignitoso. IMPERDIBILE è la Born Out of Time sputata dalla Raven e che celebra l’età d’oro dell’Aussie-sound con 22 scatti che coprono il decennio 79-88. Dentro il pezzo dei New Christs che battezza il CD e che da solo vale l’acquisto di tre copie, ma anche Radio Birdman, Visitors, Hoodoo Gurus, Scientists, Hitmen, Beasts of Bourbon, Died Pretty e tante altre carogne della terra di OZ. Immancabile non solo sugli scaffali di Rob Darroch.

 

                                                                                Franco “Lys” Dimauro

 

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RADIO BIRDMAN – Living Eyes (WEA)  

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I soldi offerti da Saymour Stein garantiscono alla band uno studio di registrazione esterno per le sessioni del secondo album. La band, che è in tour in Europa come spalla ai Flamin’ Groovies, affitta i Rockfield Studios per qualche settimana. Deniz Tek ha in mano una ventina di pezzi, tra cui alcuni brani della prima ora che i Birdman si prefiggono di registrare dignitosamente.

La grana c’è. Ma non è abbastanza.

Quando tornano negli studi, i titolari li mettono in guardia: niente uscirà da quelle stanze coibentate se i debiti non verranno saldati prima dell’ultima seduta.

Deniz intuisce tutto: si fa una copia pirata dei master, anzi di una parte di esso, e se la porta via con se. Quei tredici pezzi, nonostante la confisca delle bobine originali da parte degli studi Rockfield (riscattate solo molti anni dopo, in occasione della ristampa dell’album del 1995, NdLYS), andranno a formare la scaletta di Living Eyes.

Un disco meno irruento e tragico del primo, vagamente irrorato di un certo umore garage/beat e power-pop ma non per questo privo dell’energia sporca, malata e decadente tipica della band australiana, pubblicato solo dopo che il contratto con la Sire (nel frattempo assorbita dalla Warner dopo essere andata per la seconda volta nella sua storia in bancarotta)  è diventata carta straccia e solo grazie alla caparbia ostinazione di Deniz Tek. Una sequenza mozzafiato da cui emergono pezzi bituminosi come Smith & Wesson Blues, I-94, Crying Sun, Alone in the Endzone, 455 SD, More Fun, la nuova versione di Burn My Eye.

I Radio Birdman tornano sul palco per chiudere il tour con i Groovies. Ma sono già carichi di odio, dentro e fuori. Quello che gira per le strade d’Inghilterra è un furgone pieno d’odio. Ed è così che passerà alla storia: il Van of Hate Tour, come la scritta che loro stessi hanno spruzzato a vernice sul portellone.

I Birdman implodono, a Giugno il tour viene sospeso per essere ripreso soltanto diciotto anni dopo.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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