RADIO BIRDMAN – Living Eyes (WEA)  

I soldi offerti da Saymour Stein garantiscono alla band uno studio di registrazione esterno per le sessioni del secondo album. La band, che è in tour in Europa come spalla ai Flamin’ Groovies, affitta i Rockfield Studios per qualche settimana. Deniz Tek ha in mano una ventina di pezzi, tra cui alcuni brani della prima ora che i Birdman si prefiggono di registrare dignitosamente.

La grana c’è. Ma non è abbastanza.

Quando tornano negli studi, i titolari li mettono in guardia: niente uscirà da quelle stanze coibentate se i debiti non verranno saldati prima dell’ultima seduta.

Deniz intuisce tutto: si fa una copia pirata dei master, anzi di una parte di esso, e se la porta via con se. Quei tredici pezzi, nonostante la confisca delle bobine originali da parte degli studi Rockfield (riscattate solo molti anni dopo, in occasione della ristampa dell’album del 1995, NdLYS), andranno a formare la scaletta di Living Eyes.

Un disco meno irruento e tragico del primo, vagamente irrorato di un certo umore garage/beat e power-pop ma non per questo privo dell’energia sporca, malata e decadente tipica della band australiana, pubblicato solo dopo che il contratto con la Sire (nel frattempo assorbita dalla Warner dopo essere andata per la seconda volta nella sua storia in bancarotta)  è diventata carta straccia e solo grazie alla caparbia ostinazione di Deniz Tek. Una sequenza mozzafiato da cui emergono pezzi bituminosi come Smith & Wesson Blues, I-94, Crying Sun, Alone in the Endzone, 455 SD, More Fun, la nuova versione di Burn My Eye.

I Radio Birdman tornano sul palco per chiudere il tour con i Groovies. Ma sono già carichi di odio, dentro e fuori. Quello che gira per le strade d’Inghilterra è un furgone pieno d’odio. Ed è così che passerà alla storia: il Van of Hate Tour, come la scritta che loro stessi hanno spruzzato a vernice sul portellone.

I Birdman implodono, a Giugno il tour viene sospeso per essere ripreso soltanto diciotto anni dopo.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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