IGGY AND THE STOOGES – Raw Power Live: In the Hands of the Fans (MVD)

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Qual’è stato il regalo per la vostra pensione?

Non l’avete ancora avuto. Ma vi posso anticipare quale sarà: un estratto conto previdenziale con cui vi comunicano che avrete i soldi necessari per comprarvi del pane ma assolutamente insufficienti per pagarvi la protesi dentaria che vi permetterà di masticarlo. A Iggy è andata meglio permettendogli di poter celebrare l’ingresso nella Rock ‘n Roll Hall of Fame, lo scorso 15 Marzo 2010: è l’occasione per rimettere in vetrina Raw Power e portarlo a spasso per il mondo con data conclusiva a New York. Sul palco ci sono Iggy, James, Scott, Mike Watt e Steve Mackay che parodiano se stessi, come Roger Waters con The Wall. La scaletta è quella del terzo album con supplemento di I Got a Right, il suono quello psicotico e stradaiolo del disco farcito col sax di Mackay, con la slide di Williamson (I Need Somebody ora più blues che mai) e gli addominali sfatti di un sessantenne che non smette di muoversi come una scimmia.

Nessun pizzico di perversione.

Sperma e sangue sono andati via per sempre.

Rimane solo il sudore. Gli Stooges non fanno più paura.

Demential Ko.

 

                                                                               Franco “Lys” Dimauro 

  

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THE BLUES PROJECT – Live at the Cafè Au Go Go / Lazarus/Blues Project (Acadia)

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Il Blues Bag fu uno dei più grossi eventi musicali della Grande Mela, nel Novembre del ‘65. Gente come J.L. Hooker, Otis Spann, Muddy Waters si spartivano le travi del Cafè Au Go Go chiamando a raccolta le giovani leve del blues elettrico. I Blues Project avrebbero fatto di quelle registrazioni il  primo atto della loro discografia, regalando un disco grondante di blues, inerpicato sulle tastiere di Al Kooper. Standards della musica nera come Spoonful o Who Do You Love? riviste con energia e sudore. Bellissima questa ristampa con sei bonus tra cui vibranti versions di Parchman Farm e Hootchie Cootchie Man. Il suono si stempera nei dischi in studio dei primi ’70, soprattutto nello sfocato Lazarus registrato sotto l’egida di Shel Talmy, ritrovando parte del vigore sul disco omonimo col rientro in formazione della bella voce di Tommy Flanders ma il cui flop commerciale sancirà la fine del progetto.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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AA. VV. – Teen Town U.S.A. (Yeaah!) / AA. VV. – The Purple Knif Show (Munster)

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L’americana Yeaah! sputa fuori 30 rare incisioni del periodo ’58/’63 per altrettante meteore del firmamento rock ‘n roll americano, comprese alcune piccole e grandi stelle come Buddy Holly, Beach Boys, Barry Mann, Johnny Rivers e Paul Simon inaugurando una nuova collana chiamata Teen Town U.S.A.. Siamo lontani anni luce dall’estremismo preistorico di Tim Warren ma al centro di quell’immaginario popolato di Peggy Sue prossime al matrimonio, decapottabili cromate parcheggiate alle uscite delle high schools e alberghi per cuori infranti, drive-ins e Happy Days.

Se invece ciò che vi attrae di più di quella fetta di secolo sono gli stomps costruiti attorno al popoloso mondo horror che si suole definire “trash”, grande sollazzo trarrete dall’ascolto di The Purple Knif Show pubblicato dalla Munster a nome Radio Cramps, doppio vinile sui cui solchi l’impareggiabile “maestro di cerimonia” Lux Interior ci porterà a spasso tra le insidie di una vera e propria casa delle streghe guidandovi con la sua mano scheletrica tra le frustate sferzate dai Frantics, le rasoiate fuzz di Link Wray, le limacciose gelatine dei 5 Blobs, facendovi sfilare davanti Jack the Ripper, Fernandos Hideway e l’intera famiglia Addams prima di abbandonarvi , con una sadica e licantropa risata, tra le braccia dei mostri marini dei Deadly Ones.

Una figata mostruosa!!!!!

Franco “Lys” Dimauro

 

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CAPTAIN BEYOND – Captain Beyond / Sufficiently Breathless (Raven)

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La storia dovreste conoscerla: dopo un ultimo gig nel Galles Rod Evans lascia i Deep Purple.

L’attesa dura due anni. Poi Rod incrocia le sorti di Lee Dorman e Rhino che hanno appena disintegrato gli Iron Butterfly. Reclutato il fantasioso drummer di Johnny Winter Bobby Caldwell, il nuovo androide è pronto: si chiama Captain Beyond.

I bigotti dell’hard-rock lo ignorano ma il loro primo album fu capace di mettere in piedi gli imponenti muri di suono su cui anni dopo bands come Monster Magnet (che ruberanno per intero Mesmerization Eclipse per tirarci su Twin Earth, NdLYS) o Obsessed getteranno altre colate di cemento (o vogliamo dire di quanto Fu Manchu c’ è dentro un pezzo come I Can‘t Feel Nothin’?, NdLYS) tagliandoli a volte con surreali, dolcissimi intermezzi lunari come in As the Moon Speaks.

Il 2° album si apre alle influenze latine portate dai nuovi percussionisti finendo su Everything‘s a Circle paurosamente vicino ad Abraxas e cedendo alle lusinghe acustiche e agli accenti prog di una ballad come Starglow Energy.

Del resto, lo dicevano anche loro: sufficientemente senza fiato.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro