THE GUN CLUB – Lucky Jim (What’s So Funny About)  

Il 14 Maggio del 1994 Nick Cave e i Bad Seeds presentano alla BBC il loro ultimo disco. Durante l’esibizione di Red Right Hand, appoggiato a uno degli amplificatori, c’è il piccolo Jeffrey Lee Pierce.

É l’ultima immagine pubblica di Lee Pierce che ci resta. Marginale, appartata, sgranata.

Jeffrey é rimasto confinato in Inghilterra a spiare da lontano il suo vecchio amico Nick Sanderson e la sua ex-compagna Romi Mori, ad osservare da lontano quella relazione che si era consumata clandestina al suo fianco, proprio durante le registrazioni di Lucky Jim, a veder evaporare il suo ultimo sogno d’amore. Jeffrey aveva amato Romi di un amore disperato e infinito. E, attraverso lei, si era innamorato dell’Oriente. Del Vietnam, del Giappone, della sua amica del cuore Kayoko.

Lucky Jim parla, a modo suo, di questa sua attrazione per l’Est asiatico, mostrata con sfrontatezza sotto un cappello da soldato maoista.

Dell’Hotel Rex di Ho Chi Minh e del Bunny Bar cambogiano dove si attende il ritorno del capitano Lucky Jim, delle notti inquiete trascorse a Kamata.

Un’ossessione che lo accompagnerà negli ultimi giorni della sua vita, cercando di elaborare una commistione fra le culture di strada giapponesi e quella tutta americana del linguaggio rap, cercando di entusiasmare gli altri a questa sua nuova idea ibrida. Mark Lanegan, la Dogg Pound di Snoop Doggy Dogg, Johnny Depp. Senza riuscirci fino in fondo.

Al Giappone tornerà di nuovo dieci anni dopo la sua morte, Jeffrey. In cenere. Quando la sorella e il marito di lei decideranno di portare a Kyoto quel mucchietto di polvere che di lui rimane.

Ma Lucky Jim è anche un disco amaro, avvelenato dal sospetto che l’amore a lungo inseguito gli stia sfuggendo di mano. “Eravamo come fratello e sorella, poi siamo diventati amanti. E alla fine è arrivato il dolore” dice su A House Is Not a Home. “Sono fuori in strada, stanotte. Senza più un sogno”. Parole ripetute quasi identiche poco più in là, su Up Above the World: “Sei stata la mia sorella da sempre, poi hai legato il mio cuore alle catene. Ma è stato peggio quando le hai spezzate. E non riesco più a vivere con questo dolore”.   Il disco vede Jeffrey impegnato nel ruolo di chitarrista unico. Il suo carattere ha allontanato tutti. E Romi e Nick gli stanno accanto per puro opportunismo. Ma è un compito che Lee Pierce svolge con grande abilità, pur scegliendo stilisticamente di affrancarsi dallo swamp dei primi dischi per spostarsi su un più banale e pulito stile blues (Cry to Me, Anger Blues, Kamata Hollywood City) o abbandonando entrambi per soluzioni acustiche (Lucky Jim, Idiot Waltz, Blue Monsoons).  

Poco dopo l’uscita del disco, il Club chiude.

Non ha più nessun iscritto. 

Jeffrey Lee Pierce toglie la targa attaccata all’entrata.

Poi rientra, chiudendosi la porta alle sue spalle.

Si siede sulla sua poltrona preferita e chiude gli occhi, stringendoli forte perché sembrassero a mandorla. 

Poi sogna di Debbie Harry, poi di Poison Ivy. Poi di Romi. 

Poi di una palude.

Alla fine, di acqua sorgiva.    

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

 

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