THE STONEAGE HEARTS – “Guilty As Sin” (Off the Hip)

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Guilty As Sin ratifica la verve schizofrenica di Dom Mariani. È proprio lui infatti a rimpiazzare Danny McDonald alla guida del trio australiano per tornare dopo gli umori intimisti del suo recente Homespun a divertirsi col garage beat festoso e scattante che fu degli Stems. Come un Franti che gioca con la cerbottana Dom è ancora in grado di sputare frecce come R ‘n R Boys and Girls o Green with Envy rasserenandoci sul fatto che non abbia ancora smesso di flirtare col r ‘n r odoroso di jingle jangle e graffiato dal fuzz che lo portò alla gloria durante gli anni ’80. Con lui altri due tizi molto indaffarati dalle parti del Tropico del Capricorno come Mickster e Ian Wettenhall: non proprio quel tipo di gente che preferisce stare a casa a masturbare il telecomando o impartire comandi alla moglie con la pingue appoggiata al traversone del tavolo.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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GROUNDHOGS – Split (Akarma) / Thank Christ for the Bomb (Akarma)

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Non è più nero ma non è ancora cianotico il blues che sta riemergendo a cavallo tra gli anni ’60 e i primi timidi anni ’70 aprendosi a nuove forme di contaminazione, allargando le maglie delle sue semplici strutture legnose, sgranando le sue fibre.
È ancora blues eppure non lo è più. È ancora disperazione e rassegnazione eppure è già qualcos’altro. La Akarma ci dà ora la possibilità di riaprire due dei documenti più importanti di quella fertilissima stagione. Nati come Dollarbills nei primissimi anni 60, i Groundhogs saono infatti un nome importantissimo per gli sviluppi del blues elettrico inglese e Thank Christ for the Bomb e Split (terzo e quarto album per il gruppo londinese) riemergono vivi e pulsanti nella pioggia di ristampe di questi mesi. Due dischi “a tema”, come era d’uso in quegli anni: la guerra e l’alienazione concatenata ad essa per il primo, la demenza per il secondo. Per entrambi, brani epocali: Strange Town, Soldier, Rich Man Poor Man, Cherry Red con la chitarra di Tony McPhee a farla da padrona attenta a non straboccare fuori dalla tazza come tanti altri paventati, gonfiati guitar-heroes.


Franco “Lys” Dimauro

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NOT MOVING – Flash on You (Area Pirata)  

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La prima bella sorpresa del 2016 è una lettera di vecchi amici.

Lilith, Maria Severine, Dome, Tony, Dany D. e Milo, il nuovo arrivato che era venuto a sostituire Dany Dallagiovanna ormai spostatosi in Germania per 9/10 di questo lavoro.  

Gente che frequentavo quando non ero ancora maggiorenne e che ne aveva, di cose da insegnarmi. E che ancora ha un cassetto pieno di aneddoti e storie da raccontare, ci giurerei. Gente che presentavo agli amici aggiungendo con orgoglio che erano italiani nonostante i nomi dietro cui si celavano e malgrado suonassero sporchi come pochi sapevano fare senza risultare costruiti a tavolino.

Flash on You era il disco che li vedeva tornare a casa Electric Eye, l’etichetta che li aveva tenuti a battesimo nel già lontano 1982 e che avevano abbandonato per pubblicare su Spittle i loro capolavori Black ‘n’ Wild, Sinnermen e Jesus Loves His Children, il trittico dove usciva fuori la loro anima più cupa e selvaggia, perennemente avvolta in completi di pelle nera, per non farla sentire nuda e a disagio, nonostante nuda lo fosse la musica dei Not Moving.

Si mostrava. Fiera di quella che era. Con spavalderia marcia e adeguata al contenuto.  

Lo avrebbe fatto ancora una volta per Flash on You, l’ultimo dei loro dischi che avevamo imparato ad amare a spregio delle loro facce poco amabili. Il suono ha la tenacia di sempre ma appare meno scuro, come forse richiede la Glitterhouse, la label tedesca che pare interessata in un primo momento a pubblicare l’album o come più verosimilmente vuole una parte della band che non è più compatta sulla direzione da dare al suono dei Not Moving che, nonostante dividano ancora lo stesso letto, dormono dandosi le spalle.

Ognuno ci mette del suo, per fare di questo disco l’ennesimo capolavoro.

Ognuno porta la sua idea di rock ‘n roll.

E quando le idee mancano, ci si affida a quelle altrui. In questo caso Jimi Hendrix e Sniff ‘n the Tears.

Ognuno aggiunge un ingrediente, anche se per la prima volta il piatto è ben condito ma il pasto poco omogeneo, come se la band sentisse l’esigenza di percorrere strade nuove. E, come accadrà di lì a breve, non necessariamente tutti insieme. Ma sono sensazioni inquinate dal “senno del poi”. Perché all’epoca Flash on You era un disco che stordiva come quelli che gli avevano spianato la strada, con la sua visione stradaiola e bastarda della musica dei sixties che non aveva eguali in Italia. Pochissimi altrove. Una strada destinata a chiudersi da lì a breve e di cui questa rappresenta, malgrado i tabelloni con la medesima insegna che verranno issati ancora per un piccolo tratto, l’ultima fermata.

Area Pirata ce la restituisce adesso, integra nella sua vivacità alcolica (e allungando la scaletta della ristampa su compact con tre perle grezze messe in coda al disco, forse più vicine ai Not Moving dei primi lavori. In particolare Fool in the Jungle carica di esalazioni voodoobilly. Ma non le è da meno Honey and Flies con le sue polveri funky acide e tribali sparate in aria a rinnovare il ricordo di un piccolo, inamovibile mito dell’orgoglio italiano), quella istantanea.

Con la band ancora a letto, con la salvia indiana, con Jack Torrence e Johnny Thunders a maledire tutto quello che restava da maledire.

Dome allunga la mano e ci porge ancora la sua conchiglia, illudendoci di poter beffare la morte.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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