GROUNDHOGS – Split / Thank Christ for the Bomb (Akarma)

Non è più nero ma non è ancora cianotico il blues che sta riemergendo a cavallo tra gli anni ’60 e i primi timidi anni ’70 aprendosi a nuove forme di contaminazione, allargando le maglie delle sue semplici strutture legnose, sgranando le sue fibre.
È ancora blues eppure non lo è più. È ancora disperazione e rassegnazione eppure è già qualcos’altro. La Akarma ci dà ora la possibilità di riaprire due dei documenti più importanti di quella fertilissima stagione. Nati come Dollarbills nei primissimi anni 60, i Groundhogs saono infatti un nome importantissimo per gli sviluppi del blues elettrico inglese e Thank Christ for the Bomb e Split (terzo e quarto album per il gruppo londinese) riemergono vivi e pulsanti nella pioggia di ristampe di questi mesi. Due dischi “a tema”, come era d’uso in quegli anni: la guerra e l’alienazione concatenata ad essa per il primo, la demenza per il secondo. Per entrambi, brani epocali: Strange Town, Soldier, Rich Man Poor Man, Cherry Red con la chitarra di Tony McPhee a farla da padrona attenta a non straboccare fuori dalla tazza come tanti altri paventati, gonfiati guitar-heroes.


Franco “Lys” Dimauro

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